100.000 Euro stanziati e non ancora spesi per il monitoraggio ambientale delle aziende insalubri

L’estate è alle porte e i cittadini di Barletta, in particolare quelli che vivono in prossimità delle aziende insalubri, saranno ancora una volta costretti a scegliere fra barricarsi in casa, soprattutto nelle ore notturne, o aprire le finestre delle proprie abitazioni e respirare l’aria mefitica che proviene dalla nostra zona industriale. Infatti nonostante le promesse e gli spot televisivi, i protocolli avviati incentrati sulla bonifica della falda acquifera, i soldi stanziati e le delibere approvate, nulla di concreto è stato ancora fatto per combattere l’inquinamento dell’aria che affligge una larga parte della città, e per risolvere le molteplici criticità ambientali del nostro territorio .
E mentre in televisione veniamo a sapere che è stata completata la seconda fase del tanto propagandato protocollo di monitoraggio ambientale che l’Amministrazione Cascella ha firmato con CNR, ARPA e ASL, e che la crisi ambientale barlettana è servita da laboratorio per sperimentare nuove tecniche di monitoraggio e risanamento che verranno applicate, udite udite, addirittura a Taranto, noi cittadini ci chiediamo dopo tutto questo cosa sia concretamente cambiato, e in che misura questo encomiabile lavoro scientifico abbia migliorato la qualità dell’ambiente in cui viviamo, dell’aria che respiriamo e delle nostre vite.
Come purtroppo dimostrano le vergognose vicende relative all’abbattimento di centinaia di ulivi nell’area della ex Cartiera e ai crimini ambientali da sempre rimasti impuniti nelle acque del Ciappetta-Camaggio e dell’Ofanto, la mancanza di un impegno visibile e concreto dell’Amministrazione su questi temi ha ancora oggi conseguenze drammatiche e irreparabili sull’ambiente. La centralina per il monitoraggio, ad esempio, acquistata con i soldi dei cittadini per misurare tutte le sostanze inquinanti che respiriamo, sia di origina urbana che industriale, non è stata ancora messa in funzione, e siamo consapevoli che ogni giorno in più di ritardo rappresenta un regalo per le aziende che continuano ad inquinare e ad ipotecare in nome del proprio profitto il futuro di Barletta e dei suoi cittadini.
Ancora una volta il Forum Salute e Ambiente si trova a dover ribadire che non ci sono soluzioni alternative al monitoraggio da noi proposto nella delibera di iniziativa popolare approvata in Consiglio Comunale, e recentemente finanziata con 100.000 euro, per risolvere la profonda crisi ambientale in cui ci troviamo. Come promotori e firmatari delle due delibere di iniziativa popolare rivendichiamo il diritto di partecipare alle decisioni che verranno prese sulle modalità tecniche e operative legate all’avvio del monitoraggio dell’aria, delle acque e del suolo, insieme agli esperti che grazie alla loro esperienza e professionalità ci hanno supportato nella redazione dei punti cruciali della delibera sul monitoraggio delle aziende insalubri.
Altrimenti il monitoraggio ambientale, che come tutti ormai sanno riguarda attualmente solo la falda, rischia di diventare una farsa, buono solo per far fare propaganda a qualche mestierante della politica.
Crediamo che la cittadinanza debba essere coinvolta e resa partecipe delle attività di monitoraggio che verranno attuate, perché da questo coinvolgimento può derivare una maggiore coscienza e responsabilità dei barlettani su questi temi cruciali per lo sviluppo della città. Timac e Buzzi-Unicem si preparano alla rinnovo delle nuove autorizzazioni di impatto ambientale ben conoscendo la mancanza di dati certi sull’inquinamento, mentre altri imprenditori senza scrupoli vedono in questa città il luogo ideale per fare affari sfregiando e stuprando un territorio che ha accumulato un tale numero di criticità da essere ormai totalmente fuori controllo. Bisogna intervenire subito per arginare questa deriva inarrestabile.

 

Forum Salute e Ambiente, Barletta

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