A Carlo, un ricordo indelebile 16 anni dopo

Sedici anni sono passati.
Sedici anni da quel 20 luglio pomeriggio, da quella che da quel momento in poi avremmo sempre chiamato Piazza Carlo Giuliani.
Sedici anni avevamo quel giorno e da pochissimo avevamo iniziato ad interessarci di politica a credere di poter cambiare il mondo. Sull’onda di quel movimento contro la globalizzazione avevamo iniziato a sviluppare una coscienza critica, ma inevitabili arrivarono le giornate di Genova. Quel movimento faceva paura perché aveva ragione ed andava annientato. Prima con una campagna mediatica basata sul terrore e poi con la repressione, quella vera, in piazza, nelle caserme e nelle aule di tribunale. E’ difficile cancellare dalla propria mente quelle giornate ed il pensiero che correva inevitabilmente a quelle immagini di sangue e delirio poliziesco in ogni manifestazione, ogni volta che nella vita abbiamo incrociato una divisa. E’ difficile, ancora oggi, raccontare per chi ci è stato ed ascoltare per tutti gli altri.
Sedici anni avevamo quel maledetto venti luglio pomeriggio, noi, quella generazione che negli anni successivi si sarebbe dovuta trovare a fare i conti con un Movimento spaccato, con i deliri nonviolenti di chi la lotta la faceva comodamente sulla poltrona di casa, con una repressione sempre più spietata ed efficace anche grazie alle nostra incredibile capacità di scindere l’atomo. Non me lo aspettavo, non ce lo aspettavamo, non eravamo preparati ma abbiamo deciso di andare avanti. Senza mai cadere nel tranello della speranza e senza mai cedere alla rassegnazione.
In questi sedici anni di parole ne sono state scritte e dette tante. Il ricordo di Carlo Giuliani è vivo nella memoria dei Compagni. Ma ci sono emozioni che è difficile spiegare con le parole. Si manifestano in quei rari momenti in cui decidi di non indietreggiare, di sfidare la paura e non lasciare nessuno indietro. E’ in quei momenti che il ricordo di Carlo è più vivo che mai, nella nebbia dei lacrimogeni e nella solidarietà tra perfetti sconosciuti che decidono di incordonarsi per coprire la fuga ad altri durante una carica. In quei momenti critici in cui le delusioni, la spietata realtà ti fanno pensare che sia ora di mollare, il pensiero cade inevitabilmente sul ricordo di chi ha deciso di non indietreggiare, di chi ha dato la vita per la tua stessa causa.
Carlo vive e vivrà ogni giorno, ogni istante della nostra militanza nel ricordo, nella pratica e nella rabbia che non potrà mai trovare pace.

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