Aggiornamenti dal fronte di Deir Ez Zor – Corrispondenze dalla Siria

Continuano le corrispondenze di un compagno italiano, Gabar Carlo, impegnato con le forze curde sul fronte di Deir Ez Zor, nel nord della Siria. (Qui, qui e qui i precedenti aggiornamenti)

 

Aggiornamenti dal fronte di Deir Ez Zor dal 31/10 ad oggi.
A distanza di due settimane dall’ultimo aggiornamento si continua a combattere sul fronte di Deir Ez Zor. In questi giorni si combatte in due direzioni. La prima nel deserto, in direzione del confine iracheno per cercare di intercettare gli uomini del califfato nascosti in alcuni accampamenti di civili nel corso della loro fuga verso l’Iraq. Nel corso di queste azioni di controllo una decina di miliziani sono stati arrestati all’interno degli accampamenti, altri sono stati trovati nascosti in furgoni sotto confezioni di carta. Apparecchiature elettroniche per le telecomunicazioni satellitari sono state trovate nel corso del controllo di uno degli accampamenti. Il sospetto è che Daesh usi questi luoghi come avamposti per piccoli attacchi contro le nostre posizioni. Nel corso delle due settimane ce ne sono stati 3 solo nella nostra zona. La seconda direzione lungo la sponda est dell’Eufrate, verso sud, dove 4 o 5 villaggi sono ancora sotto il controllo di Daesh. Tre giorni fa siamo stati in in alcuni di questi villaggi per un operazione di pulizia a sud e sud-est di Deir Ez Zor. L’operazione è durata circa dieci ore, alcuni piccoli villaggi sono deserti ed alcuni civili riferiscono che i miliziani di Daesh si sono dati alla fuga. Ancora incerti gli equilibri con il regime. Alcune fonti non confermate riferiscono di nuovi tentativi di attraversare L’Eufrate, i prossimi giorni ci daranno risposte più concrete. Non so di preciso per quanto ancora si combatterà ma la fine dei combattimenti non sarà altro che l’inizio della vera battaglia. Come già detto in passato, Daesh ha trovato rifugio in qiesti villaggi forte del consenso di tanti civili. Attraversando i villaggi non è difficile capire che aria tira. Il cambiamento radicale di una società non si ottiene solo con il rumore dei proiettili.
Apprendo solo oggi delle polemiche alimentate da certa stampa mainstream riguardo la fuga di molti uomini di Daesh da Raqqa. Non ho potuto seguire con attenzione la discussione perché quando sei troppo impegnato a farti sparare addosso non puoi adempiere all’oneroso compito di parlare da un confortevole hotel in uno stato diverso da quello in cui si combatte.
Il tentativo di gettare fango sul sacrificio di tanti martiri è un triste teatrino al quale siamo ormai da anni abituati tutte le volte che i media mainstream parlano di organizzazioni rivoluzionarie. Difficile far comprendere alle brillanti penne della stampa italiana l’etica alla base di ogni singola azione di una milizia rivoluzionaria. Una delle prime cose che ti insegnano nell’addestramento ideologico-militare delle YPG è “non lasciate mai al nemico la possibilità di sparare o iniziare un conflitto a fuoco”. Sulla base di questo concetto quando è in ballo la vita di migliaia di civili usati come scudo umano la scelta di premere sulla resa del nemico è piuttosto ovvia. A Raqqa, inoltre, gli ultimi Daesh arresi sono stati tratti in arresto prima che potessero fuggire.
Ma questa è un’altra storia, raccontare la verità è un compito troppo impegnativo per certi giornalisti.
Heval Gabar Carlo

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