Barletta città antirazzista – la nostra risposta collettiva a chi specula sulla paura

I genitori di Pietro e Ruggero Vitrani, come tanti altri, oggi come allora, partirono da Barletta in cerca di condizioni di vita migliori. Giunsero a Torino, una città tanto lontana ed estranea allora per due meridionali quanto l’Italia per un migrante di oggi. Possiamo solo immaginare le difficoltà e le tribolazioni affrontate dai due coniugi Vitrani nel riuscire a trovare la propria strada in un mondo così differente dai luoghi di nascita. L’ostilità verso i migranti meridionali nel settentrione è una macchia che continua a pesare sulla coscienza di questo paese, dall’unificazione fino ai giorni nostri, ed è paradossale che forze politiche come la Lega, ora Noi con Salvini, che dell’odio verso i “terroni” hanno fatto la sua principale proposta politica, abbiano anche la faccia tosta di proporsi come salvatori da nemici frutto della loro arrogante ignoranza paranoide. Sta di fatto che i due figli dei Vitrani, Pietro e Ruggero, in quel di Torino vi nacquero e, precocemente, vi morirono. Uccisi giovanissimi da un’invasione. Ma non da quell’invasione di cui blaterano oggi fascisti e salviniani. In un paese devastato da vent’anni di fascismo e dalla sua guerra criminale, in un paese invaso dai nazisti, i due fratelli Vitrani scelgono immediatamente da che parte stare, dalla parte di chi, pagando un altissimo tributo di sangue, ha lottato per ricacciare le forze nazifasciste fuori dalla storia. I fratelli Vitrani furono fra i tanti che diedero la vita per questo. Venerdì 09 Giugno li abbiamo ricordati pubblicamente, con un murales nei giardini di Viale Giannone dedicato a loro. Non lo abbiamo fatto per sterile memorialistica storica, ma per dare una risposta a coloro che in questi giorni cercano di sciacallare politicamente su fatti isolati o inesistenti, strepitando contro un’invasione che non esiste, e ammorbando l’aria di questa città con la loro retorica grondante odio e arroganza. Abbiamo voluto ricordare i figli di due migranti, “migranti economici” si direbbe oggi, per rispondere a chi cerca di far passare chi scappa da guerre o chi semplicemente cerca condizioni più umane di vita come un pericolo, come una minaccia, come il responsabile di tutto il degrado e l’insicurezza di cui sarebbe preda questa città. Abbiamo ricordato due antifascisti, per ricordare a questi sciacalli che non c’è spazio in questa città per chi tenta di cavalcare paure irrazionali per imporre ideologie malsane, che additano gli ultimi come la causa di ogni male, mentre il mondo della politica, della finanza, degli affari, continua a devastare le nostre vite e i territori per aumentare i propri profitti, e le cui politiche continuano a produrre quelle disuguaglianze sociali e quel disagio economico che colpisce tutti, nati qui e nati altrove. Esistono tante emergenze a Barletta: non c’è lavoro, quando c’è è precario o pagato male, molti son costretti a emigrare, o si rimane qui a vivere un’esistenza con poche prospettive, se non quella di ammalarsi per questo o quel disastro ambientale. Ma a suon di fake news si cerca di convincere chi vive in queste situazioni che il problema è un altro soggetto che vive in queste condizioni, ma che ha la “colpa” di venire da un’altra zona del mondo. Un capolavoro di ipocrisia che ricacceremo indietro tornando nelle piazze, animandole e stando insieme, come abbiamo fatto questo Venerdì, consapevoli che i veri problemi di questa città si potranno affrontare solo collettivamente, e non scaricando le responsabilità su un nemico immaginario ed ergendo muri per escludere chi di volta in volta ci viene presentato da media e avvoltoi professionisti come il “nemico”. Sgombrare il campo da queste bufale buone solo a qualche politicante a raccattare uno straccio di visibilità è il primo passo per tornare a occuparci delle emergenze vere di Barletta. Il murales dedicato ai fratelli Vitrani vuole essere un monito a questi soggetti. Ma soprattutto, vuole essere un regalo alla collettività, a questa città e alla sua storia spesso dimenticata. A quanti ancora si riconoscono nei valori fondanti dell’antifascismo, dell’antirazzismo, della democrazia, della solidarietà, i punti fermi da cui ripartire per cercare di cambiare il volto malato di una città asfissiata da un punto di vista economico, politico, ambientale e sociale. E non potrebbe esserci simbolo più bello di due figli di migranti che hanno combattuto per la libertà di noi tutti.

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