Collettivo Athena (Bari): “La militanza ai tempi dei cortei veri e finti”

La militanza ai tempi dei cortei veri e finti

In una città, specie una come Bari, è normale possano esistere una pluralità di analisi. Perchè sì, è vero che la realtà è una, ma le chiavi di lettura sono molteplici.
Per questa ragione noi del Collettivo Athena, ieri 13 Ottobre, siamo scesi in piazza per portare i nostri contenuti sull’ Alternanza Scuola-Lavoro e sulla riforma 107. Abbiamo esercitato il nostro diritto di portare il nostro striscione, costruire il nostro percorso, riappropriarci di spazi e tempi che da anni ci vengono sottratti.
Verrà il tempo dell’analisi lucida, della critica e dell’autocritica che, come prassi, ci imponiamo di fare dopo ogni giornata di lotta, dopo ogni inizativa.
Adesso vogliamo parlare di altro, vogliamo parlare di quanto sia difficile riuscire a costruire una data ai tempi dei “cortei finti”, tempi in cui chi lavora su un territorio da qualche anno in più si arroga il diritto di decidere dove, quando e come devi protestare. Le stesse persone che reclamano democrazia e diritti quotidianamente ci puntano il dito contro, perchè pretendono l’egemonia sulla piazza e sul movimento.
Parliamo dell’Uds e di Link che, se da una parte non possiamo dire siano nuovi a certi comportamenti, da un’altra parte riteniamo non si siano mai spinti così oltre.
I percorsi partivano da piazza Umberto, in centro, all’incirca alla stessa ora.
Dovevamo capire che ci sarebbero stati problemi da quando, durante i giorni di preparazione alla data, i nostri manifesti sono stati strappati e coperti dai loro e ogni tentativo di dialogo e confronto sul come gestire le dinamiche di piazza sia stato scansato.
Ieri mattina poi, pur di spostare da Piazza Umberto il furgone che avevamo affittato, addirittura ci hanno velatamente minacciati di coinvolgere la Digos. Perchè? Perchè la piazza era la loro. Non è la prima volta che insistono su questa frase, solo che stavolta, non solo noi avevamo un percorso concordato e firmato dalla questura, ma eravamo stati i primi a presentarlo.
Mentre in piazza succedeva questo dal parco 2 Giugno, non senza continui loro tentativi di sovradeterminare il corteo, pur essendo in netta minoranza numerica, prendendone la testa, ci muovevamo verso la piazza.
Innervositi dalla situazione hanno subito allertato i “compagni”, se sono degni di questo nome, che aspettavano in piazza, così abbiamo trovato al nostro arrivo una schiera di universitari che tentavano di cooptare gli studenti con frasi del calibro di: “Venite nel vero corteo”, “Lo facciamo per il vostro bene”. La situazione si è fatta paradossale quando, allontanati dal corteo, hanno cominciato ad avvicinare singolarmente gli studenti, a provocare i ragazzi del collettivo.
Abbiamo raccolto le testimonianze dei collettivi studenteschi baresi e della provincia, che ieri hanno manifestato con noi:
“Hanno trascinato uno spezzone di una scuola strattonandolo dallo striscione come se fosse un guinzaglio”
“Mentre facevo entrare delle ragazze in corteo sono stata spintonata e chiamata deficiente da uno di loro”
“Hanno cercato di trattenere delle ragazze che volevano spostarsi nel nostro corteo e, quando sono andato a capire cosa stesse succedendo, hanno finto di essere stati malmenati, chiedendo alla polizia di intervenire”.
Tutto questo in nome dei grandi numeri, per praticare l’egemonia su una città che, nelle sue scuole, vive spazi di autonomia che iniziano a farsi sempre più importanti.
Come collettivo ripudiamo dinamiche di scontro, da quello verbale a quello muscolare, rivolte a studenti e studentesse al limite della piazza, per seguire la linea dettata dai partiti e dai sindacati che oggi, al termine della manifestazione hanno cercato di raccattare agibilità politica dove non dovrebbero averne; per questo pretendiamo di avere la possibilità di poter attraversare in corteo la nostra città senza doverci preoccupare di ostruzionismi. Ci riprendiamo tutto quello che ci spetta. Senza loro.

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