Dell’Antifascismo senza antifascisti, dei deliri polizieschi e del grigiore istituzionale

Non ci aspettavamo una passeggiata tranquilla. Sapevamo dal principio che il 25 aprile sarebbe stata una giornata di Resistenza, esattamente come tutte le altre, lo sapevamo dal momento in cui abbiamo deciso di rischiare e chiamare alla mobilitazione le realtà antifasciste del nostro territorio. Il nostro spezzone di corteo, delle lotte territoriali della solidarietà internazionalista, della città antisessista e multietnica che vogliamo, sarebbe partito dal murales dedicato alla memoria del fratelli Vitrani, partigiani barlettani uccisi dai nazifascisti tra il 1944 e 1945. La scelta del luogo non era affatto casuale, simbolo di una memoria trascurata dalle istituzioni e strumento di speculazione politica da parte di chi fa dei muri sporchi, cacche di cane e buche nell’asfalto il suo più alto livello di analisi politica. Il tutto in un territorio devastato dal disastro ambientale e dal paradosso della speculazione edilizia che convive con un drammatica emergenza abitativa. Il murales dedicato ai fratelli Vitrani rappresenta inoltre per tutti noi uno dei punti di connessione tra la nostra comunità ed i valori dell’Antifascismo.
Sullo spezzone di corteo che avrebbe raggiunto il monumento alla memoria delle vittime dell’eccidio nazifascista del 12 settembre 1943, la polizia ci ha tenuto fin da subito a dare la sua discutibile e quanto mai scontata versione dei fatti: nessuna autorizzazione (per percorrere 150 metri di strada) e minacce di denunce se la manifestazione si fosse fatta lo stesso. Alla provocazione abbiamo risposto nell’unico modo possibile. Il concentramento è stato confermato ed all’orario stabilito ci siamo radunati nel luogo previsto intenti a muoverci verso la nostra destinazione. Prima di illustrare il delirio autoritario poliziesco che ne è seguito vogliamo chiarire una cosa molto importante. La nostra scelta di essere in piazza a prescindere dai dettami della questura non rappresenta né un atto di forza né una volontà di andare allo scontro. Semplicemente in quel momento eravamo lì per rivendicare il nostro legittimo diritto di essere per le strade il 25 aprile.
In procinto di muoverci, al solo atto di radunare striscioni e bandiere è stato dato l’ordine di schierare la celere (il solo fatto di averla fatta venire apposta da chissà dove lo prenderemo come un’attestato di stima): “Voi non andate da nessuna parte perché qui siete abusivi, se fate un passo vi prendete tutte le conseguenze ne deriveranno”, sullo sfondo qualcuno indossava già il casco e tirava fuori gli scudi dalla camionetta.
Qualcuno ha fatto notare che la polizia stava negando la piazza agli antifascisti nel giorno del 25 aprile, nella giornata antifascista per eccellenza. La risposta è stata più delirante del primo intervento, il corteo saebbe anche stato autorizzato se solo avesse evitato di passare per Piazza Caduti. In parole povere le possibilità erano 2: il 25 aprile gli antifascisti non devono commemorare le vittime dell’eccidio nazista, in alternativa non possono manifestare La proposta segue ad una serie di contraddizioni secondo le quali, in sequenza, la polizia ci comunica che avremmo potuto anche chiedere l’autorizzazione sei mesi prima ma non sarebbe stata comunque concessa (24 aprile); si poteva manifestare ma solo al termine della commemorazione (25 aprile mattina); “siete abusivi non manifestate” (25 aprile mattina); saremmo stati autorizzati se andavamo in un luogo che non ricorda l’antifascismo (25 aprile mattina).
La decisione della piazza, eterogenea e composta da diverse realtà è stata, allora, quella di recarsi sotto il palazzo di città, da dove era prevista la partenza del corteo istituzionale, a oche centinaia di metri dal luogo di concentramento. Nonostante il disappunto non si poteva impedire a nessuno di partecipare ad un corteo autorizzato. Mentre ci si recava al nuovo concentramento 5 tra compagne e compagni sono stati fermati ed identificati da uomini delle forze dell’ordine, con minacce annesse di andare in caserma (solito copione insomma). Alla richiesta di spiegazioni ne è seguito un delirio a cavallo tra l’isterismo ed il trito e ritrito “è il nostro lavoro”. Dalla discussione che ne è scaturita particolarmente importante è evidenziare l’affermazione “Io sono la polizia e posso fare tutto” che potrebbe sintetizzare il tema dell’intera giornata. . Il teatrino poliziesco messo in scena a barletta mette in luce un chiaro modo di operare in atto, a quanto pare, su tutto il territorio nazionale. Un tentativo di “normalizzazione” delle piazze, la volontà di azzerare qualsiasi scintilla di conflitto a partire dalla negazione del 25 aprile agli antifascisti e della costruzione di commemorazioni basate su tematiche generiche nelle quali, spesso come a Barletta, la parola fascismo non viene nominata nemmeno una volta. Il tutto in un disegno più ampio fatto di fogli di via, daspo urbani e sindaci sceriffo.
Superato questo incidente di percorso raggiungiamo il resto del concentramento sotto il palazzo di città in attesa di riprenderci legittimamente le nostre strade. Alla partenza del corteo la situazione è chiare e fornisce tutte le risposte a chi ancora avesse qualche dubbio. Il corteo istituzionale vede la presenza del sindaco, qualche senatore ed una serie di rappresentanti delle forze armate (tra cui la “guardia reale”). Dopo, il deserto.
In coda c’è il corteo di tutte e tutti coloro a cui si voleva impedire di manifestare, composto da collettivi, associazioni e solidali antifascisti. Colorato, meticcio, antisessista ed internazionalista. Il corteo si dirige rumoroso verso la commemorazione di Piazza Caduti, durante la quale viene esposto uno striscione contro la vergognosa sfilatina istituzionale che recita: “IL 25 APRILE NON E’ UNA SFILATA, LA LOTTA PARTIGIANA L’AVETE DISONORATA”.
Il seguito vale più di mille altre parole. La piazza intona Bella Ciao e la banda (convocata dalle istituzioni) decide di iniziare a suonare per accompagnare il coro degli antifascisti.
Questo non cancella di certo il vergognoso atto di forza da parte della polizia, la stessa che poi ti ritrovi nelle piazze a scortare i fascistelli da 4 soldi di Casapound. Torniamo a casa dopo una giornata intensa e ci giunge la notizia che ai nostri compagni fiorentini è andata peggio con cariche ed arresti contro gli antifascisti. A loro tutta la nostra solidarietà.

Collettivo Exit
Barletta Antifascista

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