Il concerto del 15 Dicembre interrotto illegittimamente dalla polizia: un danno non solo per il Cappero

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta del Cappero in merito all’immotivata interruzione da parte delle forze dell’ordine dell’iniziativa del Forum Salute e Ambiente del 15 Dicembre di cui abbiamo parlato qui. A distanza di due settimane dall’accaduto ancora nessuno si è degnato di fornire uno straccio di motivazione per quello che sembra a tutti gli effetti un atto intimidatorio contro chi svolge battaglie per l’ambiente e chi fa cultura in questa città.

 

Il concerto del 15 Dicembre interrotto illegittimamente dalla polizia: un danno non solo per il Cappero

Venerdì 15 Dicembre il Cappero ha ospitato un’iniziativa organizzata dal Forum Salute e Ambiente di Barletta sulla questione ambientale cittadina, con una serie di interventi, proiezioni, e con un concerto finale in chiusura. Non è la prima volta che ospitiamo eventi del genere, e siamo contenti che in un locale come il nostro si possa parlare anche delle problematiche e delle criticità del territorio in cui viviamo. Tutto è filato liscio fino alle 22:45, quando due vigili urbani del comune di Barletta si sono fatti largo tra la folla che assisteva al concerto di Zulù e Polina all’esterno del locale e, sostenendo di essere stati ignorati dallo staff e dirigendosi direttamente dagli artisti impegnati nel live, hanno intimato loro di interrompere il lavoro e sospendere il concerto. Senza neanche tentare di affacciarsi all’interno del locale o di interpellare direttamente i gestori, impegnati in quel momento a lavorare, e senza addurre motivazioni o spiegazioni valide per una richiesta così grottesca.

Sì, grottesca. Perché ordinare la sospensione di un’attività culturale debitamente e completamente autorizzata un’ora prima del suo termine, senza che ci sia riscontro alcuno di non adeguatezza a qualsivoglia norma o regolamento, francamente è un ordine che non dovrebbe avere cittadinanza in una società che si dice democratica. Sentiamo molto parlare da parte di politici e amministratori dell’importanza della legalità. Ma quello che è andata in scena Venerdì al Cappero non è legalità, ma puro arbitrio. E che la richiesta di sospensione fosse un atto assolutamente arbitrario e privo di ratio alcuna, ce lo conferma il seguito, ancora più grottesco, della vicenda. Una ventina di minuti dopo il primo intervento, i due vigili urbani tornano accompagnati da polizia e carabinieri, decidendo questa volta di rivolgere le loro minacce a chi lavora nel locale. Ci rincuora aver notato il comportamento corretto e intellettualmente onesto dei poliziotti, nel cui atteggiamento abbiamo riscontrato un certo disagio di fronte all’arrogante incaponirsi degli appartenenti alle altre due forze sull’insensata richiesta di sospensione. Arroganza immotivata, eccessiva, ingiusta e di una tracotanza degna della gestione dell’ordine pubblico di altri, più tragici, tempi. Le sempre meno motivate e sempre più pressanti richieste di ottemperare all’ordine hanno fatto velocemente spazio a rabbiose minacce di denuncia, di querela, e addirittura di chiusura vera e propria del locale. Di fronte a tale ingiustificata prova di forza, per evitare che la stessa si riversasse sulla piazza gremita di spettatori, abbiamo deciso di fare un passo indietro e piegarci a queste illegittime disposizioni.

Chi lo conosce lo sa. Il Cappero è luogo di incontro, con una clientela trasversale ed eterogenea; un luogo per chiunque abbia voglia di godersi una tranquilla socialità che in questa città manca come il pane. È per non mettere a rischio questo ambiente dai colpi della visione ottusa espressa perfettamente da quanto successo quella sera che abbiamo deciso di interrompere il concerto. Ma non abbiamo nessuna intenzione di lasciar cadere la questione. Perché sfidiamo chiunque ad affermare che, in presenza di tutte le autorizzazioni e dei permessi necessari, possa essere una cosa normale interrompere il lavoro delle persone solo perché quella sera un vigile ha deciso così. E sfidiamo chiunque a considerare normale che un locale come il Cappero, aperto da soli due anni, abbia ricevuto più di trenta controlli di polizia, neanche fosse un negozio di armamenti. Non vogliamo accusare nessuno e suggerire alcunché: ma troviamo del tutto assurdo che un evento come quello di due settimane fa, che ha visto coinvolte migliaia di persone rimaste a guardare a distanza ravvicinata un falò enorme che ha bruciato non si sa bene cosa, non abbia subito neanche un controllo e nessuno si sia preoccupato della pericolosità di una cosa del genere, mentre per un inventato disturbo alla quiete pubblica in una piazza tranquillissima si è intervenuti così massicciamente.

Se questa amministrazione ha problemi con un locale che da due anni a questa parte ha messo in piedi centinaia di attività culturali e artistiche, dai concerti al teatro, dal cinema alla giocoleria per bambini, mostre fotografiche e pittoriche, e chi più ne ha più ne metta, beh, lo dica chiaramente. Noi, al contrario loro, non abbiamo problemi a cambiare lavoro. Non stiamo giocando. Siamo persone che vengono dalle fabbriche o da attività dismesse di questa città che hanno ripreso un lavoro fatto in gioventù e che, come chi è venuto a minacciarci quella sera, lavora per garantire un reddito alla famiglia. Se garantire questo reddito offrendo anche opportunità di crescita culturale e artistica alla collettività è sbagliato, che lo si dica esplicitamente. Questo locale in soli due anni è diventato un presidio culturale capace di offrire a tutti i cittadini un qualcosa che le varie amministrazioni e i vari politici che si sono avvicendati e si avvicenderanno non riescono a fornire. Se sopperire alla mancanza di una politica culturale degna di questo nome è un crimine, noi del Cappero e gli altri esercenti che si sforzano di riempire i vuoti causati del vostro disinteresse a rendere Barletta una città culturalmente e artisticamente viva e vitale, ci faremo da parte. Faremo un passo indietro e lasceremo che sia questo comune a mettere in piedi un serio programma di attività culturali, che sappia coinvolgere non solo gli addetti ai lavori o chi può permetterselo, cosa che fino ad oggi non si è minimamente degnato di fare. Altrimenti la si finisca con questi insensati attacchi frontali contro chi si sbatte a non lasciare che questa città diventi un dormitorio dei corpi e delle menti.

Ci permettiamo di parlare a nome di tutti gli esercenti quando diciamo che questo è un lavoro di merda. Non esistono festività e poco tempo per la famiglia e gli affetti. Potremmo fare benissimo altro. Ma quello che ci fa andare avanti, superando i mille lacci burocratici, il disinteresse della politica quando non ci trova un tornaconto diretto, e in generale i mille sbattimenti di un lavoro del genere, è vedere che i nostri sforzi riescono, nonostante tutto, a creare socialità, a unire le persone e farle parlare tra di loro in modi in cui nessun politico è in grado di fare. Ecco perché abbiamo deciso di non muoverci legalmente per chiedere i danni per i mancati introiti causati dagli eventi di Venerdì. A pagare sarebbe stata la collettività, quella collettività di cui facciamo parte e di cui siamo al servizio, non i mandanti o gli esecutori del gesto. A ingiustizia si sarebbe aggiunta ingiustizia, e questo è il modo di operare di altri, non il nostro. Ma crediamo di avere il sacrosanto diritto di chiedere spiegazioni non solo di quanto avvenuto la sera di Venerdì 15 Dicembre, ma anche di questo generalizzato accanimento contro i locali, gli esercenti e i lavoratori di tutto il centro storico. Si parlava di valorizzazione delle strade del centro storico e dell’importanza di rendere Barletta una città viva e capace di attrarre turisti nelle vostre campagne elettorali di qualche anno fa, e immaginiamo se ne parlerà anche in quelle che stanno per venire. Allora perché sembra che si voglia affossare chi cerca di farlo sul serio?

Concludiamo auspicandoci sinceramente che quanto detto fin’ora non rimanga lettera morta. Che chi di dovere dimostri il necessario senso di responsabilità da degnarsi di dare una risposta non solo al Cappero, non solo agli esercenti del centro storico, ma a tutti i cittadini, che meritano di vivere in una città dove chi abbia voglia di costruire qualcosa per la collettività non sia costantemente ostacolato per chissà quali motivi.


Dicembre 2017, Barletta
Il Cappero – Different Food & Drink

 

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