Il partito del mattone e la mancata approvazione del DPP

La parola fine all’amministrazione Cascella è stata messa su un provvedimento che doveva essere il lascito più importante dei suoi 5 anni di Consigliatura e cioè l’approvazione del documento programmatico preliminare(DPP) al Piano Urbanistico Generale(PUG). Invece il solito teatrino andato in scena in Consiglio Comunale, con la mancanza del numero legale, non ha permesso l’approvazione del provvedimento. A questo andazzo ormai siamo abituati, come siamo ormai abituati alle prese di posizione di un Sindaco (con relative dimissioni) che lancia accuse nel mucchio, ma si guarda bene dal fare i nomi di chi tiene in ostaggio da anni l’amministrazione cittadina.

Quello che ci preme rimarcare in questo momento è capire se questa mancata approvazione del DPP sia o meno una manna dal cielo per quel partito del mattone, trasversale alle forze politiche di centro-sinistra e centro-destra, che tiene da anni in scacco la città. L’analisi che ci interessa fare, soprattutto oggi che i cittadini sono chiamati al voto per eleggere il nuovo Sindaco, è quanto l’approvazione del PUG fosse un argine a chi in nome del profitto ha devastato il nostro territorio.

Solo qualche anima pia, o poco informata, ha potuto pensare che l’approvazione del PUG potesse rappresentare la panacea a tutti i mali di una città, che a colpi di varianti al vecchio Piano Regolatore ha visto cementificato e deturpato il suo paesaggio. Proprio le imminenti elezioni amministrative e l’insediamento di una nuova consigliatura rappresentano il banco di prova per gli appetiti mai sopiti di quella galassia di imprenditori edili che da anni dettano l’agenda politica di qualsiasi amministrazione.
Non bisogna essere dei fini strateghi politici per comprendere quali saranno le linee guida per un fantomatico piano di sviluppo della città a cui punta la classe politica e, soprattutto, per capire le priorità del “partito del mattone” per i prossimi 5 anni. Priorità con le quali si dovrà misurare il nuovo Sindaco e il prossimo Consiglio Comunale e che ruotano attorno a due questioni lasciate un po’ ai margini in questi ultimi anni: il cosiddetto “recupero” dell’area dell’ex Cartiera e la valorizzazione degli immobili pubblici.
Proprio sull’area dell’ex Cartiera si gioca una partita importantissima con il rischio concreto di una nuova colata di cemento su una zona da cui si potrebbe partire per immaginare un’idea nuova di città, restituendo quell’area alla collettività come polmone verde e garantendogli quel rapporto stretto con la costa e il mare.

Sulla cosiddetta valorizzazione degli immobili pubblici c’è già stato un tentativo da parte dell’amministrazione Cascella di svendere il nostro patrimonio, arrivando a concedere a privati per 50 anni edifici storici della città.
Su questi due assi strategici si svilupperà quel modello economico che non poteva e non potrà certo essere fermato dall’approvazione del PUG; un modello che tanto piace all’elite di questa città, mettendo a profitto ampie porzioni di territorio e privatizzando i beni comuni. I presagi perché si realizzi questo scenario ci sono tutti, basta vedere le candidature a Sindaco per le prossime amministrative, con le uniche novità rappresentate da un rimescolamento e da una frammentazione di un quadro politico costituito da quella stessa classe politica che ha fallito in tutti questi anni.

Forse i barlettani hanno la memoria corta ma noi non dimentichiamo le responsabilità politiche di chi ha per esempio favorito la lottizzazione, risultata poi abusiva, di Montaltino e di cui si aspetta ancora la demolizione. Non ci aspettiamo nessun cambio di rotta da forze politiche come il Partito Democratico che parla di tutela della salute e dell’ambiente e che non ha mosso un dito per fermare la crisi ambientale in cui versa il nostro territorio. Si potrebbe continuare all’infinito nell’elencare i disastri di una casta politica che oggi cerca in tutti i modi di rifarsi il look presentandosi sotto forma civica e come forza di cambiamento, ma nella sostanza rimanendo quella di sempre nel garantire gli interessi di pochi.

 

Collettivo Exit

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