Inciampare nel ridicolo. Del disastro dell’informazione a Barletta e di chi cerca di cavalcarlo

Ne abbiamo visti di articoli imbarazzanti da quando in questa città le cosiddette “testate on-line” sono diventate il mezzo d’informazione che va per la maggiore. Ma l’episodio che si è consumato nella mattinata di Sabato 9 Settembre ha un che di paradigmatico. Un vigile urbano, nel tentativo di inseguimento di un venditore abusivo al mercato comunale, inciampa e cade. Fin qui la nuda cronaca. Anzi. Solo un lato della nuda cronaca. Perché cronaca, secondo noi, avrebbe potuto essere anche “uno che cerca di sbarcare il lunario vendendo roba al mercato viene trattato manco fosse un terrorista mandandogli contro dei Rambo (peraltro poco allenati)”. Non ce ne voglia il vigile urbano che si è fatto la caduta, ma in questo paese a chi è tanto sfigato da nascere o diventare povero non arriva altro che criminalizzazione, repressione e violenza. Per cui ci auguriamo sì che il vigile si rimetta, ma esprimiamo anche tutta la nostra solidarietà all’abusivo arrestato. E in fondo sarebbe stato anche interessante aprire un po’ di dibattito in città su questioni del genere: chi tira a campare, magari con mezzi non proprio legali ma fondamentalmente non facendo del male a nessuno, va sbattuto in galera come un omicida qualsiasi? Ma l’episodio di quella mattina, purtroppo, è diventato paradigmatico di come i media cittadini siano diventati (o forse lo sono sempre stati) un fulgido esempio di come NON si dovrebbe fare giornalismo. Perché un vigile urbano che inciampa, su una di queste testate è diventato, con una sottigliezza da maestri, dobbiamo riconoscerlo, “vigile urbano FERITO mentre insegue un abusivo”. Un titolo del genere, pur tecnicamente veritiero, in realtà non può far pensare che a un atto di aggressione. Per chi non apre l’articolo, è questa la versione. Una versione di una disonestà disarmante, ma c’è persino chi è riuscito a fare di peggio.

Nel pomeriggio del giorno stesso, su un’altra testata campeggiava il titolo “vigile PESTATO DA UNO STRANIERO”. Qui siamo ben oltre le sottigliezze. Qui siamo di fronte a un deliberato stravolgimento di una notizia per scatenare un po’ di putiferio che tanto a parlar male degli immigrati ci sono sempre click e commenti con cui guadagnarsi la pagnotta. Oggi la stessa testata pubblica una rettifica, questa volta con un titolo neutro che non si cagherà nessuno, sull’episodio com’è avvenuto realmente. Il comunicato dell’incidente, su tutte le testate on-line, e questa rettifica, provengono dal presidente di Unimpresa BAT. Ma com’è possibile che le altre testate abbiano, chi più a proposito, chi più a sproposito, parlato di un auto-ferimento, e invece qualcuno è riuscito a tirare fuori addirittura un pestaggio dell’uomo negrobruttosporcoecattivo? Cos’è stato, un colpo di genio del momento? Un tentativo uscito male di candidarsi ai premi Pulitzer? Una semplice manifestazione di incompetenza? Non ci è dato saperlo. Sta di fatto, che grazie a un paio di queste testate, un’altra goccia di idiozia è stata lanciata con una noncuranza criminale, visto il periodo, ad allargare il mare magnum della disinformazione in cui stiamo affogando.

E in fondo non potremmo neanche aspettarci chissà cosa da testate del genere. Benché siano da un punto di vista normativo effettivamente dei giornali, il paio di siti più seguiti non sono altro che aggregatori di comunicati. Nel 99% dei casi, una notizia apparsa su queste due testate non è una notizia, ma una notizia narrata secondo la visione di chi scrive il comunicato. Non possiamo aspettarci che aggregatori del genere perdano tempo a verificare la veridicità di una notizia, ad appurare le cose, anche solo a mandare un povero cristo sul luogo in cui è avvenuto qualcosa (ricordiamo ad esempio quando la Buzzi Unicem invitò i giornali a farsi un giro in azienda, nel bel mezzo delle polemiche sul ruolo dell’azienda nel disastro ambientale in atto in questa città. C’era l’opportunità per qualcuno di quei giornalisti, di fare domande sensate, di indagare un po’, visto che erano lì… e invece quello che uscì furono degli inutili resoconti di una gitarella spensierata, mancava solo un commento sulla merenda). Sperando sempre che quel povero cristo sia pagato per farlo, perché sono anche troppe le storie che girano su ragazzi fatti lavorare gratis in cambio della prospettiva fumosa di completare il percorso per l’ottenimento del tesserino di giornalista.

E non importa che poi i titoli sembrano messi lì come la verità scesa in terra, tanto loro non sono responsabili, è qualcun’altro che ha scritto il testo. Per cui, se un giorno un neonato Movimento contro l’invasione dei rettiliani nel nord ofantino dovesse scrivere un comunicato intitolato “massoni e rettiliani sporcano i muri di questa città con scritte inneggianti al satanismo lasciando i rifiuti per strada”, nella sezione notizie del povero utente di facebook comparirà questa scritta a caratteri cubitali, la cui fonte verrà scoperta solo se verrà aperto l’articolo e letto tutto fino in fondo. E sappiamo benissimo che il 90% degli utenti non lo farà, e come d’incanto, per quei meccanismi contorti della comunicazione nell’età dei social media, il fatto che massoni e rettiliani scrivono sui muri diventerà un quasi-fatto conclamato.

Esageriamo? Neanche dieci giorni fa, un povero consigliere comunale a corto di visibilità mediatica, rilancia la foto di alcuni richiedenti asilo che stazionavano pacificamente, facendosi i fatti loro, fuori dai carabinieri perché volevano un incontro con il prefetto (sbagliando strada), insultandoli e incitando alla violenza, perché nella sua piccola mente pareva un affronto che una manciata di “negri” potessero avere delle richieste da fare e non recitare la parte degli schiavi che stanno là a sentirsi gli insulti gratuiti che le alte personalità istituzionali come il suddetto (…) rivolgono loro. Ovviamente, la cosa è finita sui giornali. Ma com’è finita sui giornali? È finita tramite un comunicato di Noi con Salvini Barletta. Che ovviamente non aveva capito un cazzo, e ovviamente approfittava del fatto che nessuno sapesse un cazzo per farsi un po’ di campagna elettorale sulle spalle dei migranti. Perché questi giornali non hanno indagato sul fatto in sé? Perché hanno lasciato che una notizia che avrebbe coinvolto dei migranti fosse presentata esclusivamente tramite le parole di una forza “politica” che definire “di parte” sull’argomento sarebbe un eufemismo? È come affidare la presentazione di un ristorante vegetariano a un macellaio.
E fu così che una non-notizia diventò una notizia, ma falsa, e un assist a chi sulle fake news ci basa le campagne elettorali. Qualcuno potrà obiettare “chiunque può mandare comunicati, lo fate anche voi, e su questo sono imparziali”. Vero, chiunque può farlo. Ma pubblicare una trentina di comunicati nel giro di quattro mesi, praticamente un comunicato ogni 4/5 giorni, come è stato fatto con l’esponente dei leghisti, quanto è semplicemente dare diritto di parola e quanto è invece costruire un personaggio (e che personaggio…) dal nulla? Pare quasi che qualcuno si stia candidando a diventare l’organo ufficiale della lega nord a Barletta. Tant’è che della vicenda del venditore abusivo, i leghisti ne hanno subito approfittato, chiamando un sit-in. “Emergenza sociale”, dicono. Vorremmo chiedere, alla luce dei fatti, quale sia questa “emergenza sociale” in tutta questa vicenda. Il non sapersi allacciarsi per bene le scarpe? Gli immigrati che si appostano per fare lo sgambetto? O il fare attenzione ai bordi dei marciapiedi?

Ma il fatto è che attualmente qualsiasi notizia falsa, mezza falsa, quasi vera, o vera sui migranti o più in generale su chiunque non sia maschio-bianco-italico, porta visibilità, porta click, porta commenti. E non dimentichiamoci che queste testate nascono da agenzie pubblicitarie, per cui il sospetto che a contare per loro non sia tanto il giornale in sé, quanto il giornale come vetrina per gli sponsor, con gli articoli a fare da corredo quasi inutile, diventa un sospetto quanto mai fondato. E un click in più fa sempre comodo quando devi fare pubblicità. Anche se per quel click mandi all’aria onestà intellettuale, integrità professionale, e responsabilità verso quelli che sarebbero i tuoi lettori. E quando un’intera comunità, per avere un minimo di informazioni su quello che avviene, deve per forza di cosa rivolgersi a un sistema informativo così pieno di distorsioni, chi specula sull’ignoranza è l’unico a guadagnarci.

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