Occultare i veleni. L’insabbiamento dei preoccupanti risultati degli esami sulla falda di Barletta

Com’è vile questa classe politica, tutta in prima fila davanti alle telecamere quando c’è da inaugurare il nuovo impianto di potenziamento del depuratore e pronta a fuggire invece, o a rimanere in silenzio, quando ci sono da affrontare tematiche altrettanto importanti.
In questo caso ci riferiamo alla questione dell’inquinamento nell’area industriale di Barletta, e nello specifico, al protocollo sottoscritto nel dicembre del 2015 dalla Regione Puglia con Provincia, Comune, Arpa e CNR per un monitoraggio ambientale integrato della falda nella città di Barletta.
Un monitoraggio osannato dalla classe politica, diventato la panacea di tutti i mali ambientali della nostra città, che arrivava addirittura ad affermare come potesse diventare un progetto pilota da poter replicare in altre realtà gravate da crisi ambientali (Taranto, ad esempio).
Ma dopo la presentazione alla cittadinanza nel Giugno dell’anno scorso delle conclusioni del primo ciclo di monitoraggio, ad oggi sembra scomparso nel nulla.
Questo fantastico monitoraggio che era il fiore all’occhiello non solo dell’amministrazione Cascella ma anche del neo Assessore all’Ambiente della Regione Puglia Caracciolo che ne è stato il principale sponsor finanziandolo con 600.000 euro di soldi pubblici, all’improvviso è stato relegato in secondo piano, cancellato dalle priorità.
Ma quello che si cerca di insabbiare prima o poi riappare. Infatti abbiamo scoperto che il monitoraggio ambientale ha scontato un nuovo ciclo di indagini effettuate addirittura nel Novembre del 2016, e che il 12 Maggio di quest’anno presso la Provincia, alla presenza di tutti gli enti preposti, si è svolto un tavolo in cui sono stati presentati i risultati dei monitoraggi e redatto un verbale.
Siamo venuti a conoscenza che quello che è emerso dalle indagini è veramente preoccupante non solo dal punto di vista ambientale ma anche dal punto di vista della tutela della salute pubblica.
Infatti dal monitoraggio della falda è stata riscontrata la presenza di cromo, cromo esavalente, nitrati, solfati; da quello sul suolo sono state rilevate presenze di arsenico, piombo, berillio, alluminio, zinco.
Non sappiamo in quali quantità siano presenti questi agenti ma non ci vuole un tecnico per comprendere quanto possono essere pericolosi per la salute umana e per il nostro ecosistema.
Le indagini effettuate non hanno ancora una volta riscontrato chi sono i responsabili di questo disastro ambientale, anche se i monitoraggi dovranno andare avanti e coinvolgere l’area all’interno della Buzzi Unicem; però alcuni elementi sono emersi comunque, visto che l’Arpa. per quanto riguarda la presenza di cromo esavalente, fa riferimento al tipo di lavorazione effettuato nei cementifici, mentre per la presenza di solfati a stabilimenti come la Timac.
Il verbale definitivo è stato consegnato agli enti coinvolti il 14 Giugno e a distanza di quasi due mesi nessuno dell’amministrazione Comunale, Provinciale e Regionale si è degnato di presentare alla cittadinanza questi dati così preoccupanti.
La Consigliera comunale di Sinistra Unita Maria Campese ha cercato di ottenere questo verbale attraverso un accesso agli atti, ma la risposta scritta che ha ottenuto è stata quella che la versione conclusiva è ancora in fase di elaborazione.
Ma questo non significa nulla perché i dati emersi dal monitoraggio sono quelli e non possono essere certo “elaborati”.
Proviamo solo ad immaginare i rischi a cui vanno incontro quei lavoratori che da alcuni anni stanno lavorando nei cantieri edili in quella parte di zona industriale a contatto con suoli contaminati, oppure i rischi per gli avventori di quegli stabilimenti balneari a ridosso della zona industriale qualora dovessero prelevare acqua dalla falda contaminata.
Noi chiediamo al Sindaco Cascella, al Presidente della Provincia Giorgino e soprattutto al neo Assessore all’Ambiente della Regione Puglia Caracciolo, promotore del monitoraggio, forse distratto negli ultimi giorni dalle nomine effettuate dal Presidente Emiliano che hanno visto positivamente coinvolta anche la sua compagna (nominata nel cda dell’Acquedotto Pugliese) di presentare subito alla cittadinanza questi dati e di predisporre un piano di bonifica dell’area, con i costi a carico di chi ha creato questo disastro ambientale.

 

Collettivo Exit

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