Terlizzi – Nascita di una bufala (di Terlizzi Antifascista)

Riceviamo e pubblichiamo questo comunicato dei compagni di Terlizzi Antifascista su dinamiche mediatiche molto simili a quelle di cui abbiamo parlato qui e qui

 

NASCITA DI UNA BUFALA
ovvero terlizzilive, il giornalismo, la post-verità e i migranti

“Ma lei non sa cosa è un uomo medio? È un mostro, un pericoloso delinquente, conformista, colonialista, razzista, schiavista, qualunquista!”

(Orson Welles in “La Ricotta”, 1963, Pier Paolo Pasolini)

Sorvoliamo per un attimo sull’uso di aggettivi e avverbi non professionale per un articolo di cronaca e degno di Libero, sorvoliamo anche sull’uso reiterato e ottuso del termine “extracomunitari” pur nella consapevolezza della sua connotazione negativa, sinonimo di “illegali”, sorvoliamo sulla costanza con cui nei fatti di cronaca viene specificata la nazionalità dei protagonisti sin nel titolo e sorvoliamo anche sulla pratica abitudinaria di ignorare la fondamentale e basilare prassi giornalistica di verifica dei fatti e delle testimonianze che deve precedere la divulgazione di una notizia e che segna la netta linea di demarcazione tra notizia e pettegolezzo.
Certo, nell’era della post-verità, il pettegolezzo, l’opinione non sostanziata ed il titolo allarmistico incrementano senza dubbio il numero di click, vitali per gli introiti di una testata online e di chi vi scrive.
Ma, ci chiediamo, a quale prezzo? Sicuramente a demerito della deontologia professionale e dell’etica personale, ma basta dare un’occhiata ai commenti dell’utente medio terlizzese per capire che la posta in gioco è molto più ampia.
Si tratta qui della responsabilità diretta nel fomentare la diffusione di informazioni false che generano tensioni e allarmismi.
Non ci riferiamo al fatto in sè raccontato nell’articolo: l’aggressione immotivata ai danni di una donna o di un uomo, a prescindere dalla nazionalità di origine di chi compie il gesto, è sempre disumana e da condannare. Così come è sacrosanto denunciare la situazione di abbandono (e quindi di profonda frustrazione) in cui i migranti stagionali (sì, quelli che vengono a lavorare a nero nelle vostre campagne per qualche spicciolo) sono costretti a stare, mancando di fatto a Terlizzi strutture di accoglienza ed una seria organizzazione non emergenziale dell’accoglienza. Tuttavia c’è un passaggio in particolare nell’articolo del noto network locale che ci ha creato perplessità.

<<La ragazza – scrive Terlizzilive – ha chiamato immediatamente i carabinieri, che tuttavia, giunti sul posto, hanno dichiarato di non poter agire contro gli extracomunitari. “Il fatto è che sono clandestini e non possono essere perseguiti in quanto non hanno documenti. Tutto quello che mi è stato possibile fare è una denuncia verso ignoti”, spiega.>>

Da chi proviene questa affermazione virgolettata, ci siamo chiesti? È una opinione della ragazza, una informazione dovuta alle sue competenze in materia di immigrazione, una motivazione fornitale dai carabinieri?
(E, ancora: se gli aggressori non sono stati trovati ed identificati come sappiamo che non sono in possesso dei documenti?)
Chissà.

Il punto è che si tratta di una informazione falsa. Una bufala.
La legge non dice in alcun modo che un individuo non in possesso dei documenti di identità non è perseguibile. Al contrario, come purtroppo ben sappiamo, già di per sé il mancato possesso del permesso di soggiorno è motivo di espulsione o detenzione in un CIE!

Quanto è grave inserire in un articolo di cronaca una informazione, falsa e non verificata, di tale portata?
Quanto è grave, in questo clima ed in questo momento storico, generare l’idea che non ci sia possibilità di proteggersi da una violenza commessa da un migrante?
Quanto ciò concorre ad esasperare l’idea dell’emergenza, della necessità dei respingimenti piuttosto che di un’accoglienza degna?
Cosa mira a produrre questo sistema?
Click, commenti, condivisioni, repliche. In una parola: polemica.

Una polemica politica utile solo alla testata online, non finalizzata ad un serio dibattito sulla questione accoglienza nè nella comunità nè tra le poltrone del Consiglio Comunale.
Una polemica che presta il fianco alle campagne pubblicitari razzieste che impestano la città e finanzia una pratica di giornalismo becera, votata solo a rinsaldare ignoranza e pregiudizi.

Nelle ore successive alla pubblicazione della notizia, si è acceso lo scontro politico: le opposizioni hanno accusato il partito del Sindaco di razzismo e di xenofobia in riferimento all’affissione di manifesti riguardanti il tema immigrazione e recanti la firma del partito del sindaco, FdI.

Nella replica, attraverso un comunicato stampa di FdI pubblicato sempre da Terlizzilive, il sindaco Gemmato afferma: <<Prima gli italiani! Certamente. In un periodo di crisi economica e disoccupazione, non è possibile anteporre i diritti degli extracomunitari a quelli degli italiani in difficoltà. Tutte le politiche sull’immigrazione, a livello europeo e nazionale, si sono dimostrate fallimentari ed, anzi, hanno favorito la criminalità e gli scontri sociali>>.
Le dichiarazioni da parte del Sindaco e del partito da lui guidato pur non suscitandoci stupore, restano inaccettabili: non è possibile “anteporre i diritti” di un individuo rispetto ad un altro.
I diritti umani non sono in discussione, devono essere riconosciuti dalla politica nella pratica quotidiana e il sindaco Gemmato dovrebbe sapere che la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo non è una recente innovazione!

Sul tema delle politiche sull’immigrazione, siamo di tutt’altro avviso. Accogliere chi fugge da guerre e persecuzioni è un atto di umanità e garantire uguali diritti e dignità alle persone che vengono alavorare nelle nostre campagne è un dovere!
Con la cooperazione delle associazioni e dei collettivi, che hanno dimostrato nel corso degli anni il pieno farsi carico di un problema che invece riguarda tutta la comunità, è possibile creare le condizioni per un’accoglienza degna e umana. Il Comune di Terlizzi non ha mai preso in considerazione nemmeno come strategia efficace quella legata allo Sprar!
Eppure le strutture da riqualificare in città non mancano: come quella fatiscente – di cui tanto si continua a (s)parlare – lungo la via di Molfetta, che potrebbe invece diventare uno spazio di rinascita sociale per la comunità, e cessare finalmente di essere solo luogo di sofferenze.

Terlizzi Antifascista
https://www.facebook.com/terlizziantifascista/

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