Votare Sì il 17 Aprile significa dire no alle trivelle e al governo Renzi

Mancano ormai pochi giorni all’appuntamento di domenica 17 aprile in cui gli italiani sono chiamati al voto per il referendum contro le trivelle.
Molto si è discusso nei movimenti sul fatto che questo referendum fosse svuotato di significato perché non incide direttamente sulla possibilità di fermare le trivellazioni nel nostro Paese e quindi assestare un colpo netto alle multinazionali del petrolio che fanno affari sulle risorse del nostro territorio, invertendo la rotta sulla nostra politica energetica nazionale.
Però allo stesso tempo non possiamo sottovalutare il fatto che questo appuntamento referendario ci fornisca alcuni spunti politici interessanti che rischiano di passare sotto traccia.
Un aspetto poco evidenziato e che riguarda direttamente il voto del 17 aprile è la questione del decommissioning cioè lo smaltimento delle piattaforme offshore e il ripristino dei luoghi che la legge mineraria impone ai concessionari di licenza.
Se domenica dovesse vincere il No, oppure l’astensione, l’Italia sarebbe l’unico Paese europeo in cui gli impianti estrattivi potranno essere prorogati a discrezione del Ministero dello Sviluppo Economico che ha la competenza sulle concessioni.
Secondo alcuni studi sarebbero 64 le piattaforme petrolifere che andrebbero smantellate entro le 12 miglia marine, impianti non più redditizi perché non producono per niente o producono poco, esentando inoltre i petrolieri dal pagamento delle royalties allo Stato e agli enti locali perché sotto i 50 mila tonnellate annue di petrolio o 80 milioni di metri cubi di gas (le royalties in Italia sono solo il 7% della produzione).
Il vero regalo fatto dal Governo Renzi alla lobby del petrolio è proprio quello delle piattaforme improduttive; rimandare ed esentare le multinazionali dal doversi fare carico delle bonifiche magari aspettando in un prossimo futuro governi che si faranno carico di stanziare fondi pubblici.
In questo regalo sta l’essenza politica del Governo Renzi, un governo illegittimo che porta avanti un’agenda politica ultraliberista dove i beni comuni diventano risorse da far fruttare sul mercato globale.
Non c’è solo la questione del petrolio, con i favori garantiti dal suo governo per far decollare il progetto Tempa Rossa (con l’inchiesta aperta dalla Procura di Potenza), ma anche il testo unico sui servizi pubblici locali portato avanti dal Ministro Madia che cancella l’esito referendario del 2011 sull’acqua pubblica, ripristinando la remunerazione del capitale investito e che prevede l’obbligo di gestione dei servizi pubblici locali a rete attraverso società per azioni, vietando la gestione pubblica tramite azienda speciale.
Senza dimenticare il decreto “sblocca italia” che autorizza la costruzione di 12 inceneritori per bruciare rifiuti, esautorando gli enti locali da qualsiasi decisione e trasformando questi impianti in insediamenti di interesse nazionale (autorizzazioni più veloci e repressione sul modello No Tav per chi si oppone).
Quanto basta per far comprendere che l’epicentro dell’azione politica del governo Renzi non è la tutela degli interessi delle comunità ma la logica del mercato e della tutela degli interessi privati.
Andando in massa a votare il 17 aprile e superare il quorum significa non solo vincere il referendum ma anche interporre nella macchina devastatrice del Presidente del Consiglio questi piccoli granelli di sabbia che potrebbero incominciare a far scricchiolare il suo Governo.

 

Collettivo EXIT

One comment

  • costui (berluschino) sta facendosi solo i suoi sporchi affaracci, per cui è assolutamente il caso di fare in modo che se ne ritorni nel suo paesello a fare il professorino

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