A Barletta si cerca di intimidire chi lotta contro l’inquinamento

Siamo perfettamente consapevoli del fatto che ogni battaglia che portiamo avanti sui nostri territori comporta un certo livello di rischio, soprattutto quando ci scontriamo con realtà politiche o economiche che hanno un peso e una struttura molto più grande della nostra.

Quindi non ci meravigliamo che ad un certo punto possa mettersi in moto la “macchina intimidatoria” per cercare di soffocare le uniche voci di dissenso presenti in una città da tempo assuefatta al pensiero unico.

Chiaramente ci riferiamo alla querela presentata dalla multinazionale Timac nei confronti di Sandra Parente e Sabrina Salerno note militanti del Forum Salute Ambiente che da anni portano avanti percorsi di lotta sulle tematiche ambientali.

Come non siamo meravigliati che nessuna forza politica presente in Consiglio Comunale ne’ il Sindaco Cannito (che tanto si è adoperato per far riottenere alla Timac la facoltà d’uso dell’impianto) abbiano espresso una nota su questa vicenda.

A tutto ciò ormai siamo abituati e forse l’unico modo sensato di rispondere a tutta questa storia sarebbe facendosi una sonora risata e andando avanti.

Ma noi abbiamo un po’ la testa dura, ci piace andare al fondo delle cose e rinfrescare un po’ la memoria a chi forse l’ha persa.

Allora la Timac accusa le due attiviste del Forum di aver, in un comunicato, leso l’immagine dell’azienda, instillando nei lettori l’idea che il proprio stabilimento sia in qualche modo collegato all’inquinamento dell’area industriale di Barletta.

A noi interessano i fatti e i fatti ci dicono che ci sono state due ordinanze emesse nel 2015 dalla Provincia Bat che intimavano all’azienda la bonifica della falda,successivamente il sequestro dell’impianto con facoltà d’uso da parte della magistratura nel 2016 (che concedeva all’azienda 90 giorni per effettuare la bonifica) e a maggio scorso la revoca della facoltà d’uso (con la chiusura dell’impianto) proprio per non aver ottemperato alla bonifica.

Inoltre la Timac ha riottenuto poche settimane fa dalla magistratura la facoltà d’uso dello stabilimento proprio per evitare il licenziamento dei lavoratori e permettere a quest’ultimi di accedere alla cassa integrazione.

A questo punto è doverosa una domanda: ma siamo noi a infangare la Timac, oppure è la dirigenza stessa dell’azienda con il suo comportamento a ledere la sua immagine?

Ognuno potrà farsi un’idea e dare una risposta al riguardo; quello che però oggi interessa la cittadinanza è sapere come procedono i lavori per la bonifica della falda, sapere quando termineranno e soprattutto se è realmente possibile (secondo noi assolutamente no) coniugare la tutela dell’ambiente con la presenza di aziende insalubri.

Questa dovrebbe essere la principale preoccupazione della Timac e non cercare di mettere a tacere due voci critiche a cui va tutta la nostra solidarietà.

Emma Cafiero – Collettivo Exit

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