A Cancun per la giustizia sociale e ambientale

di Michela Cusano

“…Il pessimo atteggiamento che stiamo adottando nei confronti del pianeta comporta la necessità di una presa di coscienza, da cui dipende il futuro di milioni di esseri viventi e la nostra stessa sopravvivenza.
Il cambiamento climatico è una delle maggiori sfide in cui dovrà impegnarsi l’umanità nei prossimi anni. Incremento delle temperature, disgelo dei ghiacci, aumento della siccità e delle inondazioni: tutto questo mostra che il cambiamento climatico è iniziato. I rischi per il pianeta e le generazioni future sono immensi e questo ci obbliga ad agire con urgenza. Il riscaldamento globale non pone a rischio solo gli orsi polari e i ghiacciai, ma anche noi esseri umani. La scarsità di acqua potabile, la fame causata dalla siccità e le epidemie, confermano le previsioni condivise dalla maggioranza degli scienziati, scenario che inizia a scorgersi attraverso il manifestarsi di chiari segnali..”
Eppure nonostante sia palese ai governi e al mondo intero quanto sta accadendo, l’ultimo vertice sul clima, tenutosi a Copenaghen quasi un anno fa, è stato a dir poco disastroso. Nessun impegno è stato preso per la riduzione di Co2 né a medio né a lungo termine. Nessun accordo è stato siglato dalle Nazioni Unite, tanto che nella dichiarazione conclusiva dei lavori si legge “ la Conferenza delle parti prende atto dell’accordo di Copenaghen”, senza che vi sia stata alcuna adesione formale da parte degli Stati. L’Europa è rimasta isolata e impotente a rimpiangere il protocollo di Kyoto che sebbene insufficiente quantomeno era vincolante ma comunque, oramai, in scadenza (2012).
A meno di 40 giorni dalla prossima conferenza mondiale dell’Onu sui cambiamenti climatici del 29 novembre a Cancun, in Messico, ci chiediamo come ( e se!) i governi affronteranno la più grave minaccia che l’umanità sta vivendo, considerando che fin’ora è mancata la volontà politica di ridurre CO2 e che i prenegoziati in Cina non lasciano ben sperare.
Ma a lanciare un segnale di speranza alla Madre Terra ci sono i movimenti sociali di tutto il mondo e la società civile internazionale che vogliono invece analizzare a fondo responsabilità e cause delle crisi globali per individuare concretamente misure efficaci.
A differenza dei dormienti governi, dopo Copenaghen, i movimenti si sono confrontati durante la Conferenza Mondiale dei Popoli per la Giustizia Climatica ed i Diritti della Madre Terra tenutasi in Bolivia nell’aprile scorso.
Dall’ ACCORDO DEI POPOLI di Cochabamba che andrà a Cancun figurano, tra le altre, le seguenti proposte:

•Limitare l’incremento della temperatura a 1 C.
•Riduzione delle emissioni di più del 50% per il 2017
•Diritti della madre terra
•Pieno rispetto dei diritti umani, dei diritti dei popoli indigeni e dei migranti climatici
•Costituzione del Tribunale Internazionale di Giustizia Climatica
•Nessuna creazione di nuovi mercati del carbonio
•6% del PIL dei paesi sviluppati per finanziare le azioni contro il cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo
•Abolizione delle barriere della proprietà intellettuale per facilitare il trasferimento tecnologico
•Nessuna mercificazione delle foreste.
Anche l’ Italia era presente e continuerà ad esserlo, a Cancun e in ogni dove si difenderanno i diritti della Madre Terra.
E’nata infatti la RETE ITALIANA per la GIUSTIZIA AMBIENTALE e SOCIALE per affermare che il tempo della giustizia ambientale e sociale è ora. L’ obiettivo che la rete si pone è quello di contribuire a salvare la nostra casa comune, la Madre Terra di noi tutti ed allo stesso tempo dare voce e forza a quella parte del nostro paese che si batte giornalmente per la giustizia sociale ed ambientale, costruendo uno spazio pubblico aperto a tutti i soggetti che sentono propria la necessità del cambiamento.

La crisi ecologica che stiamo vivendo non può essere risolta mantenendo l’attuale modello economico. Per far fronte alla grave crisi climatica, come ci spiega il giornalista Giuseppe De Marzo, nel suo libro buen vivir, “è necessario cambiare il sistema di produzione e consumo imperante, lo sviluppo deve andare man mano con la sostenibilità ambientale. L’attuale crisi non è nazionale ma globale, è legata alla crisi del lavoro, come allo sfruttamento della terra. La crisi colpisce nord e sud, per esempio privatizzando l’acqua e chiedendo ai lavoratori di rinunciare al diritto di sciopero”.
I movimenti che lottano per una giustizia ambientale e sociale sono tanti e la rete è l’unica arma che abbiamo per unire le nostre forze e raggiungere i nostri obiettivi: dal popolo della no Tav al popolo dell’acqua a quello siciliano contro il ponte sullo stretto, dal popolo vesuviano al movimento internazionale di Via Campesina che raggruppa le organizzazioni contadine di tutto il mondo che lottano per altre politiche alimentari, più legittime, più giuste, solidali e sostenibili fino ai Nukak, popolo indigeno nomade che vive nella selva colombiana e rischia di estinguersi.
E’ nostro dovere alimentare la speranza e la forza di tutti i popoli che lottano per la difesa della Madre Terra, portare avanti battaglie sui nostri territori contro gli abusi ambientali, perché un altro mondo è possibile basato su un altro progetto di vita, su un modello più equo e responsabile.
E’ nostro dovere essere a Cancun, vigili sull’inerzia devastante dei governi e propositivi, per non essere complici.

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