A chi svende la città il sindaco Cascella?

Poche settimane fa il Sindaco Cascella sottoscriveva e annunciava in pompa magna l’atto per il trasferimento a titolo gratuito dall’Agenzia del Demanio al Comune di Barletta dell’immobile di Palazzo della Marra.
In quell’occasione il primo cittadino affermava che quel passaggio era un punto fermo per avviare una più ampia azione di valorizzazione e tutela del patrimonio pubblico.
Una valorizzazione che secondo noi nascondeva e nasconde in realtà una grande operazione di svendita del patrimonio pubblico (tra cui numerosi terreni agricoli) senza che ci sia mai stato su questo tema un confronto aperto con la città, soprattutto dopo la stesura da parte dell’Amministrazione di un regolamento.
La loro idea di partecipazione si è manifestata in un paio di incontri organizzati in fretta e furia presso la sala della Polizia Municipale dalla Commissione Affari Istituzionali presieduta da Cosimo Bruno, in cui sono intervenuti associazioni legate a doppio filo all’Amministrazione e nel portare in Consiglio Comunale in una giornata afosa di fine luglio, sperando che, così facendo, nessuno magari si accorgesse del danno che questo provvedimento porterà alla collettività.
Agli occhi della città forse potrà emergere la figura ambigua di un Sindaco che, su una proposta di delibera presentata dai movimenti sulle aziende che inquinano e quindi che riguarda la salute e la qualità dell’ambiente, ha risposto che andava aperta una discussione sulla città con tutte le forze sociali, rimandando tutto a babbo morto, mentre su un provvedimento altrettanto importante che concerne un processo di svendita e quindi di sottrazione alla collettività di beni comuni abbiano deciso così rapidamente la sua approvazione.
Ma per noi non c’è assolutamente nessuna ambiguità in questo comportamento, piuttosto una sorta di continuità tra lo svendere al grande capitale beni immateriali come la salute o la qualità dell’ambiente in cui viviamo e beni materiali come palazzi storici e terreni agricoli.
Questo progetto portato avanti da una amministrazione targata PD, Sinistra Unita e Scelta Civica completa una fase iniziata con l’insediamento di Cascella due anni fa.
Questa fase è stata caratterizzata dall’applicazione di politiche di austerità che hanno notevolmente impoverito le fasce sociali più deboli e che oggi vedono nella spoliazione del patrimonio pubblico un ulteriore tassello di quel processo di sottrazione di sovranità e di privatizzazione di pezzi della nostra città.
L’austerità imposta e rivendicata dal Sindaco Cascella, anche andando a ripescare per cercare di dare legittimità a questa operazione figure politiche dimenticate come Berlinguer, si è resa necessaria anche per ripianare i debiti creati dall’Amministrazione precedente.
Ma oggi la domanda che dovremmo porci è a chi sarà svenduto il nostro patrimonio pubblico, chi beneficerà di tutta questa operazione?
I possibili acquirenti potrebbero essere quegli “oligarchi del mattone” che hanno determinato in tutti questi anni le politiche del centro-sinistra sul versante della cementificazione e della messa a profitto di porzioni di territorio; a tal proposito non sfugge il fatto che la Confindustria ha un peso politico notevole sul Partito Democratico e su tutta la coalizione di centro-sinistra.
Oppure potranno essere interessati soggetti esterni alla città che vorranno rilevare i pezzi pregiati del nostro patrimonio magari con la garanzia che quei beni non avranno nessun ostacolo “burocratico” per poterne fare quello che si vuole.
Infatti nel regolamento approvato la vendita degli immobili è subordinata all’eliminazione del vincolo da parte di enti competenti, leggasi in questo caso Soprintendenza.
Qualcuno potrà obiettare che queste scelte porteranno lavoro e creeranno nuove attività, invece secondo noi non faranno altro che alimentare processi speculativi che non genereranno nuova occupazione, concentrando sempre più ricchezza in poche mani.
Su una cosa non ci sono dubbi: questa classe politica lavora alacremente per trasferire beni e ricchezza dal basso verso l’alto della società.

 

Collettivo Exit

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *