Analisi e proposte per uscire dalla semplice resistenza – Report assemblea 28-29 giugno Taranto

2 giorni interessantissimi passati a riflettere sulle pratiche e i metodi che possano permettere di uscire dalla ‘fase movimentista’ e cominciare a ragionare di un progetto politico all’altezza del momento storico attuale.

Alla discussione era stato invitato tutto il Sud; non tutti, però, hanno potuto contribuire direttamente alla discussione: oltre a Taranto, erano presenti Cosenza, Reggio Calabria, Laterza, Lecce, Brindisi, Barletta.

Nei vari interventi che si sono susseguiti, parecchi sono stati i contributi che hanno mirato ad uscire dalla fase emergenziale che ci vede protagonisti in lotte quotidiane ma vertenzialistiche. Ci si è interrogati su come sia possibile fornire elementi nuovi alle nostre iniziative che, alla luce del presente, continuano a rimanere di indiscutibile importanza ma non riescono a trovare al loro interno capacità di sedimentarsi e moltiplicarsi. Siamo fortemente convinti che esista una straordinaria eterogeneità nella classe subalterna, costituita non solo dalle miriadi di classi sociali che hanno da sempre caratterizzato il ceto basso, e che oggi costituiscono anche ilceto medio.

Fin dalle prime fasi dell’assemblea, é sembrato evidente che, alla luce dell’esperienza vissuta, il limite tra l’assistenzialismo e l’altero non passi dalla giustezza di ciò che pratichiamo ma dalla capacità di trasformare chi attraversa le nostre iniziative in protagonista attivo del territorio in cui vive.

Fermo restando il contesto capitalista in cui si innestano le nostre pratiche e il malsano tentativo dei subalterni di sognare una ‘carriera’ che permetta loro di ambire a posizioni di comando, si ritiene che la fase capitalistica attuale, di spietata ristrutturazione, permetta di mostrare quanto la classe media non sia che un semplice ‘cuscinetto’ che il potere non perde tempo a sacrificare pur di non rinunciare a nessuno dei privilegi fin ora ‘acquisiti’.

Diventano, quindi, importanti ed essenziali sul territorio gli sportelli per la casa o qualunque possibile ‘punto di riferimento’ sulla tematica del reddito diretto ed indiretto (elemento di contraddizione forte e costante dell’attuale fase capitalistica), cercando di raggiungere un’eterogeneità trasversale strategicamente importante per praticare democrazia dal basso e dirigersi verso lo sviluppo di comunità autonome e completamente emancipate dalle istituzioni.

Tuttavia, essere all’altezza della fase attuale ci spinge a realizzare un progetto complessivo che sia in grado di mostrare i limiti dell’individualismo sfrenato e che sia capace di creare alterità nei territori ormai sfruttati fino alla devastazione dalle logiche del profitto.

Riuscire quindi in qualche modo a convogliare gli attuali percorsi attivati in un progetto in grado di fornire quello che oggi definiamo reddito, mediante pratiche collaterali capaci di trasformare completamente il paradigma di reddito diretto ed indiretto,provando ad uscire dalla retorica del lavoro salariato come unica fonte di reddito e che  in un sistema attualmente in fase di ristrutturazione non riesce più a rispondere alle esigenze e ai bisogni di intere comunità, ma  a malapena a garantire un manipolo di privilegiati..

Ovviamente, una discussione di questo tipo non poteva esaurirsi in due giorni: per questo, ci si propone di rivedersi il 26-27 luglio in un’altra ‘due giorni’ specifica da svolgersi a Reggio Calabria. Per questa occasione si è pensato di articolare la discussione sulla questione generale del possibile progetto che ambiamo a costruire insieme, entrando nella specificità del reddito e del lavoro (primo giorno), per poi confrontarsi (secondo giorno) su sperimentazioni già in essere sui territori che siano potenzialmente e fisiologicamente capaci di auto-sostenersi fornendo, a chi le attraversa (non semplici ‘utenti’ ma soggetti attivi), concretezza e capacità di rispondere in maniera diretta alla necessità di vivere il proprio quotidiano in modo dignitoso.
Date le tematiche appena esposte, si é pensato, per la prossima assemblea, di allargare l’invito alle realtà che lavorano nei progetti dei gruppi d’acquisto solidale presenti nel calabrese.

Siamo perfettamente consapevoli che la strada per arrivare a realizzare tali ambizioni è lunga e complicata e che non mancheranno gli attacchi spropositati e repressivi, ma riteniamo essenziale uscire da dinamiche puramente resistenziali e provare a costruire comunità emancipate.

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