Barletta – L’assenza della politica e un’amministrazione al capolinea

Possiamo tranquillamente affermare che l’amministrazione di Barletta guidata dal Sindaco Cascella a poco meno di due anni dal suo insediamento è arrivata al capolinea.
Ma questa per molti cittadini non è una novità visto che la maggioranza di centro-sinistra a sostegno del Sindaco è la stessa compagine che ha prodotto il fallimento della precedente Amministrazione Maffei.
Dalle macerie di quella coalizione rissosa e inconcludente hanno cercato di costruire una nuova compagine andando a pescare come nuovo candidato Sindaco il Dott. Cascella,soggetto completamente avulso alle dinamiche cittadine.
Purtroppo questo tentativo maldestro non è bastato perché la questione di fondo di una crisi ormai irreversibile della città è la mancanza di una progettualità politica.

Quello che manca realmente è la politica intesa come progetto capace di innescare un processo di cambiamento dal basso in grado di eliminare le disuguaglianze e rispondere ai reali bisogni dei cittadini.
Quando questo manca quello che emerge e domina la scena è solo clientelismo,affarismo e una visione personalistica del potere.
Oggi il Sindaco Cascella fa le pulci e mette in risalto gli atteggiamenti e le mancanze dell’opposizione di centro-destra sorvolando amabilmente sulla crisi irreversibile della sua stessa maggioranza.
Qualsiasi Sindaco vorrebbe trovarsi nelle condizioni in cui si trova Cascella con un’opposizione in Consiglio Comunale inesistente,incapace di costruire consenso nei corpi sociali,pronta a far da stampella a una maggioranza in difficoltà(emblematico l’atteggiamento del partito Socialista che scalpita per entrare in maggioranza).
L’assenza della politica si manifesta in una maggioranza di centro-sinistra composta da partiti e movimenti senza uno straccio di progetto,con capacità ridotte di costruire una dialettica politica e di affrancarsi da una politica di piccolo cabotaggio.
Altrimenti come non vedere un silenzio totale e un asservimento a politiche di austerità nel ripianare i debiti creati dalla classe politica aumentando le tasse ai cittadini e svendendo terreni e immobili pubblici,nel fregarsene totalmente di una crisi ambientale che fa della nostra città una delle più inquinate della Puglia,affrontando le emergenze sociali, come quella abitativa, con gli strumenti della repressione in una città che ha centinaia di case sfitte.

La risposta la si trova nella trasformazione ormai irreversibile dei partiti e movimenti in scatole vuote al seguito di quei soggetti in grado di drenare voti e consensi.
Basta dare un’occhiata al quadro politico con realtà come Scelta Civica che ormai in fase di sfaldamento a livello nazionale,viene ripescata a livello locale da alcuni consiglieri per contare e aver maggior peso politico ;oppure movimenti come la Buona Politica o Lista Cascella,una formata da una combriccola di amici che vivono politicamente di rendita dal loro defunto leader e gli altri accapigliarsi al loro interno per questioni di poltrone.
Restano in primo piano i due azionisti di maggioranza, il Partito Democratico e la Sinistra Unita.

Ebbene il Partito Democratico da anni vive una spaccatura tra due fazioni capeggiate dai consiglieri regionali Caracciolo e Mennea;frattura che all’interno del Partito fa comodo a tutti perché così non solo si mantiene un dominio sulla città ma anche sul Sindaco e la sua giunta.
Questa paralisi è utile a tutti perché mantiene gli equilibri anche a livello regionale nel partito democratico e permette a chi ha un ruolo dirigenziale come per esempio la vice-segretaria regionale Assuntela Messina di non schierarsi e sorvolare sulla situazione drammatica in cui versa la sua città,continuando a svolgere il suo ruolo di accompagnatrice del candidato Governatore Emiliano.
La stessa Sinistra Unita carrozzone elettorale in cui sono confluiti pezzi di ceto politico ormai logoro e mummificato dopo anni di condivisione del potere è una lista senza un’idea di città, totalmente subalterna al Partito Democratico e unicamente preoccupata di preservare il suo destino.

Lo sappiamo, quello che emerge è un quadro impietoso della nostra classe politica ma purtroppo questa è la realtà in cui viviamo e dobbiamo prenderne atto.
Far finta di nulla non ci aiuta a uscire da una crisi politica che non può essere affrontata delegando o facendoci rappresentare da chi fa del gattopardismo la sua cifra politica.
C’è bisogno di autorganizzarsi per cercare di ridare alla parola politica il suo senso reale.
Questo può essere fatto praticando e esercitando quella democrazia radicale che metta finalmente al centro le persone con i propri desideri e le proprie istanze.

 

Collettivo Exit

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