BAT: i daini vittime sacrificali del cinismo delle istituzioni

Quello intrapreso dalla Provincia di Barletta Andria Trani sulla questione dell’abbattimento dei daini dell’azienda agricola Papparicotta, più che un “lungo percorso” pare essere una via crucis con tanto di sacrificio finale. L’ Assessore provinciale alle Politiche Agricole e Forestali Domenico Campana sembra determinato a difendere la determina dirigenziale con la quale si decide l’uccisione dei 100 daini.
Non è chiaro, però, come mai un’azienda agricola pubblica, di proprietà della provincia, allevi daini alloctoni, non autoctoni; e su questo l’Assessore deve delle spiegazioni. Così come non è chiaro se quel centinaio di daini, che si è deciso di sacrificare, sono solo una parte dei daini presenti nell’azienda agricola, e con questa azione si tende a diminuire il numero dei capi, o se rappresenta l’intera popolazione di daini allevati.
Tuttavia bisogna riflettere su quello che è il ruolo della Provincia in questa storia. La Provincia controlla l’azienda agricola che alleva i daini e della vita di quei daini è responsabile. Gestire un allevamento presuppone anche il controllo delle nascite di nuovi individui. Insomma non si possono mettere al mondo degli esseri viventi e poi eliminarli quando diventano un peso. Essere responsabili e tutori degli animali comporta anche prendersene cura e mantenerli.
Non ci si può aspettare tanto da un sistema, ormai alla deriva, che mercifica ogni cosa, le relazioni, gli animali; da una società del consumo che ci abitua a buttare via quello che non serve più, quello che diventa un problema. Ed è questo l’atteggiamento che le istituzioni provinciali stanno adottando per risolvere il “problema” dei daini: abbatterli, ucciderli, eliminarli, sbarazzarsene. Come si farebbe con un paio di scarpe vecchie, con cinismo, brutalità.
La determina dirigenziale adottata non solo dimostra la pochezza delle istituzioni provinciali ma anche quanto sia limitata e contraddittoria la legge. Un corpo giuridico che prevede il reato di maltrattamento di animali, che considera i sindaci responsabili e tutori degli animali presenti sul territorio comunale, che punisce l’abbandono e la detenzione di animali, permette, altresì, l’abbattimento di animali che, in quanto di una specie non autoctona, non possono essere introdotti nei parchi.
Questi 100 daini, nei progetti istituzionali, diverranno vittime sacrificali per la divinità che tutto può rendere lecito e legittimo in questa società “pagana”: la legge. Un sacrificio che farebbe rabbrividire il più malvagio dei satanisti, che al massimo farebbe fuori un gatto nero. Ma se la legge lo permette, si può fare.
Abbiamo però perso quel briciolo di buon senso che dovrebbe aiutarci a rispettare gli esseri viventi e a cercare un’altra soluzione, una qualsiasi altra soluzione, all’uccisione. Questa no, non può essere la decisione di una società civile, neanche se la legge lo permette.
Di fronte all’evidente decadimento delle istituzioni non possiamo che augurarci che la società civile, quella composta da associazioni, movimenti, singoli individui riesca a organizzarsi e mobilitarsi per condurre una battaglia per una piena realizzazione della democrazia che finora ha dimostrato di non riuscire a rappresentare né la volontà né la sensibilità dei cittadini, delegando a pochi sprovveduti decisioni che riguardano la collettività e che la collettività non può esimersi dall’affrontare attraverso processi di partecipazione alle decisioni.

 

Francesco Scatigno – Collettivo Exit Barletta

Cronologia degli eventi e degli interventi nella questione dei 100 daini della Provincia di Barletta Andria Trani

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