Buon viaggio, fratello e compagno

Non è mai facile per nessuno scrivere di qualcuno a noi caro che ci lascia.

Non lo è soprattutto quando la persona in questione era costretta da tempo a vivere in un letto, perché forse per certe cose pian piano ci facciamo prendere dalla nostra routine e tendiamo a rimuovere avvenimenti tragici.

Ma quello che è successo a Francesco non lo possiamo dimenticare come non possiamo dimenticare il suo vissuto e la sua storia perché strettamente intrecciata con la nostra.

Una storia e una vita vissuta pienamente nei bordi periferici di una città di provincia come Barletta, dove all’eterno flusso malinconico del nulla culturale e sociale bisognava contrapporre una gioiosa capacità d’immaginare altro.

Perché questo ci ha insegnato Francesco, con il suo modo dissacrante di affrontare la vita, con il suo sarcasmo e quel suo pizzico di cinismo.

Ci ha lasciato tanto, partendo proprio dalla passione per la politica, dalla necessità impellente di trasformare l’esistente perché a lui come a noi non sono mai piaciute le ingiustizie.

Ci ha lasciato l’idea che è possibile costruire ponti tra mondi e culture perché lui era la prova vivente dell’esistenza di una sola razza quella umana.

Ci piace pensare che se oggi fosse ancora qui con noi sarebbe nelle strade e nelle piazze ad affrontare con il suo sorriso beffardo il vento cupo e gelido dell’intolleranza e dell’egoismo che attraversa il nostro paese.

È vero, la sua vita non è stata molto lunga su questa terra, ma il solco che ha lasciato nella carne viva delle nostre esistenze rimarrà per sempre impresso.

Abbiamo vissuto insieme più stadi della nostra esistenza per poter pensare che questo sia un addio definitivo; questo tuo viaggio, caro fratello e compagno, è solo un arrivederci, un saluto fugace ma carico d’affetto, di quelli che usavamo fare senza aver bisogno di pronunciare una parola.

Buon viaggio u’ negrett’

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