Chiusura delle fabbriche e reddito di quarantena per tutt*.

Forse qualcosa si sta muovendo.

Dopo che i padroni di Confindustria hanno imposto al Governo, in piena emergenza da Coronavirus, di lasciare aperte le fabbriche e di far crepare gli operai, quest’ultimi hanno deciso di far partire una serie di scioperi spontanei. Era ora!

L’imposizione di misure restrittive che colpisce fortemente le partite Iva, i freelance, chi è costretto a lavori in nero, non valgono per la classe padronale che si tiene alla larga dalle proprie aziende mentre gli operai sono costretti a lavorare in condizioni precarie e molto spesso senza dispositivi di protezione.
Anche le misure messe in campo dal Governo per fronteggiare la crisi economica che sta colpendo il Paese sono insufficienti.
I 25 miliardi di euro sono poca cosa e a malapena coprono solo i settori del lavoro cosiddetto garantito mentre il lavoro autonomo viene totalmente lasciato in balia dell’emergenza, con soggetti che già ora sono in difficoltà nel pagare affitti, bollette e anche garantire il proprio sostentamento.
Se vogliamo fermare il Coronavirus dobbiamo fermare le attività produttive pubbliche e private non strettamente necessarie, mettere in sicurezza quelle che non possono essere bloccate. Inoltre va immediatamente istituito un reddito da quarantena che copra tutti i soggetti colpiti dall’emergenza. Con questa crisi non si deve “salvare” solo chi si trova all’apice della scala sociale ma dare risposte concrete a tutte quelle soggettività da sempre ai margini del mercato del lavoro e dimenticate dal mondo del sindacalismo. Parliamo di facchini, magazzinieri, corrieri, riders che in questi giorni stanno sostenendo ritmi al limite dell’umano per garantire una certa normalità al resto della società.
È il momento di garantire un reddito per tutti/e.
Qualcuno ci dirà che l’Europa non ci permetterà questi interventi, noi diciamo che molto presto l’intera Europa si troverà in queste condizioni e soprattutto è venuto il momento di scardinare le politiche neoliberiste imposte da decenni dal capitale finanziario che hanno creato solo disuguaglianze e miseria. Le stesse che, negli anni, hanno imposto considerevoli tagli alla sanità pubblica ed alla ricerca rendendo i territori incapaci di gestire l’epidemia da covid-19 e riducendo in pochi giorni al collasso le strutture pubbliche. Sappiamo bene che gli occhi dell’Europa sono puntati su questo Paese, laboratorio di quella che sarà la gestione dell’emergenza nei territori ad esso limitrofi. Bisogna, perciò, fare in modo di non essere noi il clamoroso precedente fatto miseria, sangue e lutto così come la modernità capitalista vorrebbe imporre.

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