Da Suruc i profughi rientrano a Kobane. Il collettivo Exit in Kurdistan, report n.6

Purtroppo il governo turco non ci ha permesso di varcare il confine con la Siria e arrivare a Kobane per portare la nostra solidarietà alle combattenti e ai combattenti del YPJ e YPG che hanno sconfitto l’ISIS e costruire relazioni dirette per dare una mano concreta nella ricostruzione.
IMG-20150324-WA0000Questo non è stato possibile ma nel frattempo abbiamo riscontrato la grande solidarietà della città di Suruc, in prima fila nell’accoglienza dei profughi provenienti da Kobane, aiutata in questo da 103 municipalità curde e dalla solidarietà di realtà turche ed europee.
Su questo ancora una volta abbiamo riscontrato l’assenza totale sia dello Stato turco che delle Nazioni Unite.
A Suruc ci sono 6 campi in cui sono alloggiati i profughi, e che i cittadini si rifiutano di chiamare in questo modo perché per loro sono parenti, che fino a poco tempo fa ospitavano 126.000 rifugiati.
Proviamo ad immaginare che peso demografico ha dovuto sopportare questa città che conta 101.000 abitanti e che ha visto in poco tempo raddoppiare la propria popolazione.
Nell’incontro con Mustafa Dogal, che da cinque mesi si occupa dell’emergenza,ci viene spiegato che la situazione attualmente è migliorata visto che sono rientrati a Kobane 50.000 profughi, assistiti dai responsabili dei campi.
IMG-20150324-WA0003Ma questo non basta, visto che chi rientra a Kobane è costretto a vivere in condizioni durissime, nelle stesse tende in cui ha vissuto dall’altra parte del confine, all’interno di una città completamente distrutta e con l’ISIS sempre pronta a sferrare attacchi mortali (basti pensare alla strage del 20 marzo scorso a Haseke nel Cantone di Cezire che ha causato la morte di 52 persone, in maggioranza donne e bambini e centinaia di feriti).
Mustafa Dogal ci esorta a fare pressioni tramite le Nazioni Unite sul Governo di Ankara per fargli cambiare idea e permettere agli attivisti europei di entrare a Kobane e rendersi conto di quello che serve per far partire la ricostruzione.
Anche a Suruc non smettono di ripeterci che la loro resistenza non è solo per il popolo curdo ma per l’intera umanità, ricordandoci che difendere questa terra, la Mesopotamia, significa difendere il luogo dove è nata la civiltà e dove ci sono le nostre radici di cittadini europei.
IMG-20150322-WA0008Questo non dovremmo mai dimenticarlo come non dovremmo mai dimenticare che il popolo curdo rappresenta una sorta di assicurazione per il Mondo risucchiato sempre più in una spirale di violenza ed orrore.

23 Marzo 2015
La delegazione Italiana a Diyarbakir/Amed
Collettivo Exit

Qui gli altri report:

Per Kobane non si passa. Report n.5

L’esodo degli Ezidi da Shengal e l’incontro con l’associazione delle Famiglie dei Martiri. Report n.4

Incontro alla diga di Hasankayef. 12000 anni di storia a rischio. Report n.3

Il popolo Yazidi dimenticato da tutti e la costituzione dei tre cantoni del Rojava. Report n.2

Da Diyarbakir il rinascimento del popolo curdo. Report n.1

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