Gelmini manidiforbice: i tagli che ridurranno in pezzi l'istruzione italiana

di Stefania Digiovanni e Pierpaolo Doronzo

L’anno scolastico 2010/2011 è cominciato e studenti e precari non ricevono ancora nessuna garanzia sul loro futuro a causa dell’imminente attuazione della riforma Gelmini. Le proteste si stanno moltiplicando giorno dopo giorno a causa della politica retrograda del governo Berlusconi sulla scuola pubblica italiana. Lo dimostra la classifica Ocse stilata quest’anno, secondo la quale l’Italia è tra i Paesi più “ignoranti” dell’Unione Europea. E, come se non bastasse, sono giornaliere le notizie di edifici scolastici pericolanti: più del 70% non rispetta le norme di sicurezza e, recentemente, alcuni studenti hanno persino perso la vita per le scarse qualità delle strutture (vedi Terremoto di San Giuliano nel 2002 e la morte dello studente di Rivoli nel 2008).
A conclusione di un ventennio in cui governi di centro-destra e centro-sinistra hanno fatto a gara nel ridurre l’investimento nella scuola pubblica (in Italia è meno del 9% della spesa complessiva mentre negli altri paesi arriva al 13,3%), il taglio di 140 mila posti di lavoro, che comporta l’espulsione di precari operata non solo dalla Gelmini ma anche da Tremonti, impone sullo scenario nazionale una scuola che ormai non garantisce neanche l’ordinario.
Nessuno nega che la scuola pubblica italiana debba essere riformata, ma mascherare pesanti tagli con la “riforma epocale” evocata dal ministro Gelmini è un insulto a tutti i precari poiché nessuno dei nostri politici (sia di Destra che di Sinistra) ha mai proposto un taglio netto dei loro faraonici stipendi, che farebbe risparmiare allo Stato, senza alcun segreto, milioni di euro l’anno, utilizzabili per aumentare il salario dei lavoratori e di conseguenza, diminuire la disoccupazione.
Gli unici posti di lavoro che non saranno tagliati sono quelli dei professori di religione cattolica per l’unico motivo di volersi ingraziare il Vaticano. Non vuole essere una presa di posizione puramente anticlericale ma vuole far riflettere su una classe politica che ogni giorno è sempre più interessata a favori di tipo politico che all’istruzione delle giovani generazioni. E da che mondo è mondo, l’istruzione non è né di Destra né di Sinistra, ma è un diritto di ogni essere umano, indistintamente dalla sua posizione politica o dal suo credo.

Da tempo, i precari della scuola stanno cercando di dialogare con il Ministro Gelmini per ottenere dei risultati, ma soprattutto per sapere cosa sarà di loro e delle loro famiglie. E cosa fa il Ministro invece di parlare con loro? Prima permette alla Lega di inserire i loro simboli politici nelle scuole (vedi il caso di Adro), giustificandosi dicendo che il Sole delle Alpi è da sempre negli stemmi cittadini (a seguito lo stemma di Adro, trovate se ci riuscite il Sole delle Alpi) per poi successivamente rimuovere il permesso al sindaco della città, a causa delle critiche di tutto il mondo politico e di gran parte della stessa cittadinanza. Ma, sui precari, neanche una parola.
Persino la rivista cattolica Famiglia Cristiana ha pesantemente criticato la scelta di investire nell’esercito i soldi risparmiati dai tagli sulla scuola. Lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha affermato che la nostra scuola in difficoltà, deve essere assolutamente aiutata, in quanto il futuro della Nazione dipende unicamente da essa. Le parole del Presidente, sono ampiamente dimostrate dall’altissimo tasso di analfabetismo presente in moltissime regioni del Mezzogiorno; e nonostante tutto questo, la riforma prevede il ritorno dell’età minima per la scuola d’obbligo a 14 anni, quando solo due anni fa l’ex ministro Fioroni l’aveva aumentata a 16 anni, limite imposto in tutte le nazioni Europee da decenni.
Dunque bisognerebbe chiedere al Ministro:
•Perchè tutti questi tagli all’istruzione pubblica e non anche a quella privata?
•Perchè negare ai giovani un’istruzione che non farà altro che portarli ad avere sempre più sfiducia nello Stato e nelle Istituzioni?
•Perchè fare in modo che l’Italia, che paradossalmente è stata la culla della cultura europea per secoli e che possiede la percentuale mondiale più alta di patrimoni culturali e ambientali, si riduca come un paese del Terzo Mondo?

Non vi aspettate che qualcuno risponda a queste domande e non vi aspettate che, chi è abituato a una gestione di tipo aziendale di beni pubblici, investa, senza aspettarsi un ritorno economico, nella risorsa che più di tutte aiuta alla crescita e allo sviluppo delle prossime generazioni.

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