Gli studenti i precari della scuola e del mondo del lavoro mostrano la solitudine del Potere

di Angelo Dileo

Abbiamo vinto. Nel Paese gli studenti, ricercatori, operai, precari, hanno vinto. Ha perso invece il governo, la politica politicista, il Palazzo. Il corteo del 22 dicembre a Roma come in altre grandi città, enorme ed assolutamente pacifico, a sfilato a passo lento lungo le strade periferiche della città, mentre la gente, ai lati delle strade, dalle finestre, dai balconi, dalle auto, applaude e festeggia con i manifestanti. Quando si incrocia una fabbrica dove i lavoratori sono in agitazione, la folla si ferma portando la loro solidarietà. Si è Scelto di tenersi lontani dai luoghi della politica, che sono sordi, ciechi e muti, arroccati in beghe indecenti. E’ un’immagine straordinaria, che incrocia e prosegue il cammino iniziato con la manifestazione del 16 ottobre, dove si intrecciano difesa del lavoro, dei saperi e della democrazia. Dopo anni di passività, rassegnazione e repressione, migliaia di giovani precari che lavorano in ristoranti e call-center per quattro spiccioli, gli operai in cassa integrazione e che comunque non hanno un presente, gli studenti che pagano sempre più tasse ed hanno sempre minor accesso al diritto allo studio, i laureati senza un lavoro, obbligati a mesi di tirocini totalmente gratuiti presentatici come opportunità di formazione e che sono solo un’altra forma di sfruttamento, hanno deciso di riprendere in mano il loro futuro e sono scesi in piazza per sfiduciare questo e tutti i governi che negli anni hanno contribuito alla sottrazione sistematica dei diritti sociali. Alla manifestazione c’erano più di 100.000 persone e per quanto politici e sedicenti intellettuali (la lettera di Saviano è esemplificativa) abbiano condannato fermamente gli scontri della manifestazione del 14 dicembre a Roma riducendoli all’azione di provocatori, infiltrati e teppisti, noi sappiamo che la realtà è molto diversa. Hanno fatto passare gli scontri come uno sfogo di violenza ingiustificata, ma non è cosi. La rabbia deriva dalla constatazione che, nonostante proteste e mobilitazioni, le richieste fatte continuano ad essere ignorate e che la piazza, unica vera realtà rappresentativa delle reali necessità, viene militarizzata, rinchiusa, repressa. Queste crociate contro chi oggi si oppone non devono intaccare la credibilità del movimento e soprattutto la connessione sentimentale che si è creata nelle settimane scorse con larghissimi settori della popolazione, stremate dalle politiche di questo Governo e forse anche in cerca di una reale forza di opposizione ad oggi ancora fantasma. Se ce ne fosse stato ancora bisogno, il contrasto tra la forza sociale e razionale di questo movimento e la grottesca parodia della democrazia andata in scena a palazzo Madama, illuminerebbe definitivamente il solco incolmabile tra la putrefazione del quadro politico e un paese che non vuole farsi succhiare nel gorgo della crisi. Da tempo non si vedeva una mobilitazione di massa cosi unita sia nelle argomentazioni che nei suoi obbiettivi, rimettere insieme il nord e il sud, grandi e piccoli centri, rivelarsi insomma capace di una straordinaria ricomposizione geografica oltre che sociale, di aggredire quell’idea di competitività intesa come asservimento, ricatto e divisione che è il motore dell’ideologia liberista!. Risultati che nessuna forza politica parlamentare ed extraparlamentare sembra oggi, neanche lontanamente, in grado di ottenere. E’ stata una mobilitazione che è andata oltre la contestazione del ddl Gelmini, e ci ha mostrato una condizione generazionale drammatica, ma anche una consapevolezza e una voglia di riscatto insperate. Le mobilitazioni di questi mesi, culminate nel corteo dei 100mila a Roma, dove non si è solo contestato lo stato di cose presente, ma indicato una strada, delle priorità, dalla difesa dei saperi e del lavoro come beni comuni, al taglio delle spese militari in favore della cultura, alla gigantesca questione del reddito, alla cancellazione della legge 30, alla ridefinizione di un sistema di welfare per studenti e precari. Proposte che hanno portato in piazza centinaia di migliaia di giovani e non, che sono di fatto, la migliore base su cui costruire una alternativa concreta, ad un opposizione parlamentare che, intenta a contrastare la compravendita di propri deputati, continua a non accettare concretamente le questioni poste dal movimento. Il movimento con tutte le forze sociali che vi hanno preso parte attivamente, devono compiere uno scatto, disegnando un nuovo modello di società, riscoprendo la modalità di discussione e organizzazione che avevano inaugurato il secolo in corso culminando nel laboratorio di Genova. Affermare, come è sempre stato fatto in questi mesi e anche come si è voluto affermare durante la manifestazione, pratiche di lotta democratiche, che sappiano ad esempio contrastare l’autoritarismo che ha portato alla blindatura del centro di Roma, è centrale per le possibilità di successo future. Sia ben chiaro che le responsabilità sulla gestione della piazza, sulle cariche indiscriminate, sugli infiltrati che creavano ad arte momenti di tensione, su fermi e arresti di studenti inermi, gettano un’ombra inquietante sul Governo e sul ministro dell’Interno in primis. L’obiettivo, del Governo e di chi ha preso parte alla giornata, con l’unico intento di creare tensione, è che questo movimento, con la sua spinta ideale, le sue proposte, le sue pratiche, cosi come avvenuto negli anni passati, venga ricacciato indietro e inghiottito dalla pausa natalizia prima e dalla mancanza di informazione dopo. Non crediamo che questo movimento glielo permetterà, una nuova stagione è partita e continuerà il 28 gennaio dove è stato indetto uno sciopero Generale e dove i protagonisti saranno sempre gente del mondo del lavoro e dei saperi, per questo riteniamo che il movimento non è isolato, mentre isolati sono i poteri e gli interessi che si contendono, seduti dietro un registratore di cassa le spoglie dell’università.

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