Guai a chi ci tocca. La pratica dell’antifascismo dopo il corteo di Cremona. #EmilioResisti

A distanza da una settimana dall’aggressione ai danni del CSA Dordoni di Cremona e dal ferimento di un compagno, Emilio, tuttora ricoverato in stato di coma farmacologico, antifascisti da tutta Italia si sono ritrovati a Cremona per la manifestazione nazionale antifascista convocata dagli stessi compagni del CSA Dordoni domenica scorsa. Fin da subito la solidarietà nei confronti di Emilio, ripetutamente colpito alla testa da più militanti di estrema destra anche mentre giaceva inerme per terra, si è mostrata forte e diffusa.
Tanti i presidi ed i cortei in tutta Italia e ieri già un’ora prima del corteo si contavano un migliaio di militanti provenienti da varie realtà d’Italia. Il corteo composto da antifascisti militanti ma anche famiglie e migranti è partito con una sola parola d’ordine: chiudere i covi fascisti sparsi in giro per l’Italia. Fin da subito era evidente ciò che si sarebbe concretizzato più tardi. L’ordinanza di chiudere, sbarrando gli ingressi, tutti gli esercizi commerciali del centro di Cremona trasmetteva bene l’idea di quale posizione avessero preso le autorità. L’apice della tensione si è vissuto quando il corteo è venuto in contatto con uno schieramento di forze dell’ordine a protezione di un sede locale, chiusa e vuota, di Casapound. Strada sbarrata da blindati e cancelli e fitto lancio di lacrimogeni.
Quel che è stato raccontato di quei momenti è una patetica scenetta alla quale siamo da anni abituati. I principali siti di informazione parlavano di “violenti scontri” ma le testimonianze che ci giungevano dalle dirette del corteo (radio Onda d’Urto, Infoaut per citarne alcune) raccontavano che scontri violenti si sono evitati solo grazie alla presenza di un cordone di sicurezza compatto e numeroso che ponendosi alla testa del corteo ha costretto le forze dell’ordine ad indietreggiare tutte le volte che cercavano di avanzare e venire in contatto con i manifestanti.
E’ grazie a coloro che nelle strade sature di lacrimogeni al CS, che ricordiamo sono un arma ritenuta illegale a scopi bellici e che in Italia è sistematicamente utilizzata per gestire l’ordine pubblico, si sono posti a protezione del corteo che si è evitato il peggio. Il corteo non si è disperso e per ben quattro volte si è provato a raggiungere la sede neofascista nonostante la pioggia di lacrimogeni ad altezza d’uomo, sparati anche da finestre dei palazzi lungo il percorso del corteo.
Alcune considerazioni a margine di una giornata di collera che nonostante fosse stata organizzata in meno di una settimana ha riscosso un consenso ed una partecipazione positiva.
In primo luogo la composizione del corteo è servita a chiarire, semmai ce ne fosse bisogno, che l’antifascismo non è più (ma probabilmente non lo è mai stato) una pratica delegabile alle istituzioni.
In secondo luogo si è ribadito che un fronte anticapitalista di movimento non può prescindere dalla pratica dell’antifascismo, per le strade e nelle piazze. In secondo luogo, il dopo corteo ci mostra un’opinione pubblica ed una sinistra (sempre più vittima della ricerca di consenso) incapace di capire da che parte stare. Media e social network sono un minestrone di critiche e condanne contro la resistenza all’aggressione ingiustificata delle forze dell’ordine e l’uso di caschi e maschere antigas che si sono rivelati necessari per proteggere manifestanti inermi. La stessa sinistra che segue con apprensione l’esito delle elezioni greche e la vittoria di SYRIZA in casa propria condanna chi l’antifascismo lo pratica non solo a parole. Gli stessi fenomeni da baraccone che tentano di scimmiottare l’esperienza della coalizione della sinistra radicale greca e che gioivano per la sua chiusura di campagna elettorale sulle note di Bella Ciao, si esibiscono in analisi e sentenze sulla necessità di andare in piazza muniti di casco. Forse ignorano che dalla tragica aggressione ai danni del CSA Dordoni risultano ad oggi solo 8 indagati che sono gli stessi compagni del centro sociale. Inoltre fanno finta di non sapere (o ancor più grave non lo sanno proprio) che la stessa SYRIZA (della quale noi non ci riteniamo simpatizzanti ndr), con tutti i limiti della sua azione politica, deve il suo successo alla vicinanza e complicità con le piazze greche nelle quali tra il 2008 ed il 2012 si sono visti livelli altissimi di conflitto sociale. Appare quindi evidente che non sia lontanamente immaginabile arginare il fenomeno neofascista, che si appresta a fare il salto di qualità anche dal punto di vista elettorale visto il sodalizio con la lega di Salvini, con l’azione di questi fedelissimi alle istituzioni incapaci di prendere una posizione netta di coloro che speculando sulla crisi stanno riemergendo dalle fogne con violenze, terrore e discriminazioni dei soggetti deboli della società.
La risposta di ieri è stata chiara e non può che essere un punto di partenza anche in vista delle mobilitazioni contro Expo sulle quali è stato gettato un livello di allarme addirittura dieci volte superiore a quello per il G8 di Genova.

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