Immigrazione anno "zero"

di Angelo Dileo

Quando parliamo di immigrazione, l’associazione automatica è agli “sbarchi” di cittadini stranieri sulle coste italiane, in particolare nel Sud del nostro paese. Nonostante il risalto mediatico che viene attribuito a questo fenomeno, è noto che esso non rappresenta che il 10% degli ingressi irregolari.
Il migrante arrivato irregolarmente via mare dovrebbe essere accolto in strutture aperte, in cui garantire la propria reperibilità: qui, dovrebbero essere distinte le diverse situazioni soggettive. Chi ha diritto all’asilo e chi non può essere espulso per motivi umanitari deve poter avere un permesso di soggiorno ma purtroppo abbiamo dimenticato che quest’Italia, che ha mandato i suoi figli in tutti i continenti, che per decenni è stata base di partenza dell’emigrazione, è in realtà un Paese che rischia di tornare ad essere profondamente razzista.
Le violenze contro gli immigrati, la reclusione in “lager” come i CIE, la violazione sistematica di ogni elementare diritto umano, non colpiscono l’emotività della “brava gente”.
Molte sono le reazioni della società civile e delle associazioni impegnate a fianco degli immigrati, in difesa dei loro diritti e alla conquista della società multietnica – ancora tanto disprezzata – affinché possano esser trattati come persone e non come merci.
Garantire loro i diritti civili è la condizione anche per evitare che vengano utilizzati come manodopera a basso costo, combattendo lo sfruttamento che non solo va contro di loro ma limita anche la possibilità di assunzione per chi ha ancora la possibilità di pretendere un prezzo più alto per il proprio servizio.
Le società europee hanno bisogno dell’immigrazione: secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, con la popolazione dei 15 “vecchi” stati europei in costante e rapido invecchiamento, c’è bisogno di circa 47 milioni di immigrati per mantenere fino al 2050 l’attuale dimensione complessiva della popolazione europea e, addirittura, di 79 milioni di immigrati per mantenere costante la fascia compresa tra i 15 e i 64 anni, cioè la fascia attiva. Per quel che riguarda l’Italia, senza l’immigrazione la popolazione della fascia di età più attiva (fra i 20 e i 40 anni) diminuirebbe di oltre 300.000 unità all’anno.
Il problema degli stranieri non è rappresentato solo da chi entra clandestinamente nel Paese ma riguarda anche persone che sono da lungo tempo residenti in Italia, e ormai stabilmente inseriti, che vengono ancora assoggettati a controlli continui e spesso vessatori.
I permessi di soggiorno hanno tempi di validità molto brevi, e al momento del rinnovo non possono essere rilasciati con una durata superiore rispetto a quella del primo rilascio: così, i migranti sono costretti a presentarsi più volte in Questura, incrementando file e tempi di attesa. Se si perde il lavoro o si viene licenziati (cosa che accade frequentemente, data la progressiva precarizzazione del mercato del lavoro, anche per i non-immigrati) si finisce per perdere anche il permesso di soggiorno con il rischio concreto di aver dato tanto per un Paese che alla fine si mostra ostile e ti rimanda all’inferno.
I flussi migratori vanno gestiti all’origine. Le nazioni più sviluppate dovrebbero destinare una parte del loro Pil, almeno quanto spendono in armi (magari al posto delle stesse) per aiutare i Paesi poveri. Distribuire la ricchezza nel mondo per non importare schiavi e instabilità sociale.

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