In piazza in memoria di un partigiano.

Di seguito alcune riflessioni sul corteo in ricordo di Lorenzo Orsetti di domenica, a Firenze, a firma dei combattenti italiani YPG e YPJ.

Non bastano le parole per provare a descrivere il vuoto incolmabile che Orso ha lasciato dentro ognuno di noi, a qualcosa potrebbero servire invece le immagini delle migliaia di persone scese in piazza per ricordarlo.
Provando ad analizzare questa piazza potremmo cominciare a comprendere come essere gocce di quella tempesta di cui Lorenzo parlava nella sua lettera testamento. Una piazza variegata, eterogenea, determinata. Strade piene di persone provenienti da mondi diversi che hanno trasformato la loro rabbia ed il loro dolore in un tributo ad un martire che non può e non deve essere un episodio fine a se stesso. Ce lo siamo detti prima che il corteo cominciasse, questa tragica vicenda è riuscita nell’incredibile impresa di mettere in connessione pezzi di società che altrimenti non si sarebbero nemmeno parlati. È importante fare tesoro di questa considerazione e sulla base di essa provare a tracciare la strada di un nuovo percorso. Gente proveniente da tutta Italia era lì per ricordare Lorenzo, combattenti internazionalisti da diverse parti del mondo per onorare il sacrificio di Tekoşer, il quartiere Rifredi per salutare a gran voce Orso. Connessioni territoriali e sociali come questa dovrebbero porci di fronte alla consapevolezza che nei momenti importanti non dobbiamo e non possiamo fare a meno di nessuno. Da chi è venuto perché toccato dalla morte di un ragazzo che ha deciso di dare la sua vita per il bene di tutti a chi c’era per ribadire il significato militante dell’estremo sacrificio di Lorenzo, fino ad arrivare alla gente del quartiere che si è stretta commossa intorno a quello che era un figlio di quelle strade.
Ed è proprio dal quartiere che si deve partire per provare a spiegare quanto sia importante il contatto umano con la società che, nel rincorrere la rivoluzione, si vorrebbe cambiare. I nostri quartieri, le loro strade e la loro gente sono parte integrante delle nostre formazioni e del motivo alla base delle nostre scelte. È quindi ad essi che dovremmo provare instancabilmente a parlare, con pazienza ed umiltà. È per e con essi che dovremmo ogni giorno lottare perché tasselli di un mosaico che ci forniscono quella lettura del presente senza la quale sarebbero inutili ogni teoria e pratica rivoluzionaria.
La morte di un compagno è una di quelle cose che ti mettono di fronte a tutti i tuoi limiti politici e soprattutto personali. Ma è provando a mettersi giorno per giorno in discussione, a cercare un insegnamento in ciò che ci circonda che si può trasformare quei limiti in punti di forza, in una reazione per provare a proseguire.
Ieri , Caro Compagno, la tua Firenze era bellissima. C’era un sole caldo ad asciugare le nostre lacrime ma sappi che non smetteremo mai di sentire la tua mancanza perché il dono prezioso che ci hai lasciato è la misura del vuoto che non riusciremo mai a colmare.
Grazie Heval Tekoşer.
Şehîd Namirin.

Combattenti italiani YPG e YPJ.

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