La risposta del Sindaco Cascella è un elogio dell’austerità

Un breve excursus dei fatti: Cascella se la prende per il nostro articolo sul bilancio, si lancia in un post su facebook in cui accusa “qualcuno” di fare polemica strumentale, cita dati a sproposito, e ai commenti risponde con nonchalance “non mi presto alla propaganda”.

Detto ciò, ci fa un sacco piacere che finalmente il sindaco Cascella risponda a una voce qualsiasi proveniente dall’esterno di quel palazzo in cui si è tenacemente arroccato nel suo delirio da uomo solo al comando, cosa che magari potrebbe metterlo anche al sicuro dalle eventuali idi di marzo con annessi accoltellamenti da tergo da parte della sua “sobria”, “misurata” e “continente” maggioranza. Ci fa molto meno piacere osservare come il mal dissimulato fastidio dell’essere costretto a farlo sempre al solito collettivo porti il nostro caro sindaco ad assumere atteggiamenti da “giovane” renziano: delirio di onnipotenza, spocchia, scarsa attenzione ai fatti, intolleranza a qualsivoglia critica; nel complesso, una misera figura.
Ma al di là di questo, a cui siamo per altro abituati, il punto in realtà è un altro. Di cosa sta parlando in realtà il sindaco Cascella?! Ci ha accusati di fare propaganda; ma al di là dei modi, cos’ha detto in realtà il sindaco, quale è stata la reale risposta alle nostre considerazioni sul bilancio?

Nel nostro articolo si parlava di Imu, di Tari, di Tasi: cosa ha risposto il sindaco? Nulla.
Si parlava di immobili pubblici, di svendita dei terreni e dei fabbricati: cosa ha risposto il sindaco? Nulla.
Abbiamo parlato dei debiti dell’amministrazione, dei giochi di prestigio in sede di bilancio a carico dei cittadini: cosa ha risposto il sindaco? Nulla.
Abbiamo parlato di rifiuti, di questione ambientale; cosa ha risposto il sindaco? Nulla.

Il sindaco ha semplicemente risposto che sul dizionario è scritto che l’austerità è una bella cosa, che i fornitori del comune di Barletta son tutti felici e contenti, ci ha messo dentro anche il santino-jolly per strizzare l’occhio al sinistroide all’acqua di rose, e che chi non è d’accordo è un gufo rompiballe che fa propaganda. In sostanza, una totale e disarmante, seppur indiretta, prova lampante dell’incapacità di questa amministrazione nel suo complesso di rispondere nel merito dei veri problemi. E non abbiamo bisogno di un dizionario per capire che la coltre di parole usata per dire fondamentalmente il nulla ha un nome ben preciso, ed è, ci scusiamo per la ripetizione, “propaganda”.
Di quale coesione sociale parla il sindaco? Di quale servizio ai cittadini? Perché per ovvi limiti di spazio, il dizionario non può dire tutto; e non può dire che l’austerità è, ad esempio, far pagare ai cittadini, con l’aumento delle tasse, con la più grande spoliazione di beni immobili che questa città abbia mai visto, il debito contratto dalla classe politica in questi anni. Non può dire che l’austerità è anche evitare accuratamente di immaginare un modello economico più inclusivo e che non pesi quasi interamente sulle spalle dei ceti meno abbienti. Nascondersi dietro l’etimologia è trucco vecchio quanto efficace, ma non cancella la realtà dei fatti. Non nasconde che il meccanismo che questa classe politica sta imponendo a questa città è quello stesso che a livello nazionale e internazionale è stato applicato a intere nazioni con risultati spaventosi per far pagare la crisi economica mondiale ai lavoratori, ai disoccupati, alle fasce più deboli della popolazione e continuare ad arricchire le élites internazionali della finanza e dell’economia.

Se avessimo tempo, e voglia, di stare a decostruire riga per riga l’inutile spreco di caratteri che il sindaco o chi per lui ha riversato in pubblica piazza digitale se ne vedrebbero delle belle. Piuttosto che lanciare la pietra nello stagno di Facebook, il sindaco avrebbe anche potuto impiegare il suo di tempo a spiegare come mai questa serie di azioni amministrative che riguardano tutti non siano mai state prese con uno straccio di discussione pubblica, di confronto con la cittadinanza. Si è preferito dar sfoggio di competenza lessicale a nascondere il vuoto di contenuti politici di cui questa classe politica si è fatta alfiere.

 

Collettivo Exit

 

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