L’Expo e gli Antifascisti di Bari e Cremona

Sembra sia iniziata un’offensiva in grande stile da parte delle procure italiane, o forse non è mai terminata, arrivando ad acutizzarsi in occasione di eventi importanti nei confronti dei movimenti e dei collettivi per alzare il livello della tensione e neutralizzare qualsiasi agibilità politica.
C’è un filo conduttore che lega i fermi di una settimana fa che hanno visto coinvolti alcuni compagni di Barletta, Andria e Bari, arrestati con l’accusa di aver aggredito neofascisti di forza nuova e gli arresti di poche ore fa dei militanti del Centro Sociale Dordoni di Cremona che lo scorso 18 gennaio furono vittime di un’aggressione da parte di esponenti di casapound che ridusse il compagno Emilio in fin di vita (che figura tra gli arrestati).
In questo nuovo teorema gli inquirenti non si fanno mancare nulla, arrivando anche a rasentare il ridicolo, quando chiudono le indagini nei confronti di un compagno di Bari arrivando ad accusarlo di aver piazzato una bomba all’aeroporto di Bari.
È palese il tentativo di inasprire la repressione e di alzare il livello della tensione nei confronti dei movimenti in vista di appuntamenti importanti come il 70 anniversario della liberazione dal nazifascismo e l’inaugurazione del 1 maggio dell’Expo.
Lo affermano in modo chiaro gli inquirenti nelle motivazioni che hanno portato all’arresto dei 7 compagni del Centro Sociale Dordoni di Cremona; l’espressa volontà di impedire a esponenti dei movimenti la partecipazione al 25 Aprile e alle mobilitazioni NoExpo di maggio.
Da tempo su questo fronte si è schierata la stampa mainstream che un giorno si e l’altro pure vaneggia di una nuova Genova in occasione della manifestazione NoExpo dell’1 maggio, affermando candidamente che “orde di barbari” provenienti da tutta Europa sono pronti a rovinare a Renzi&Co. la grande festa-vetrina che inaugurerà l’esposizione universale di Milano, mettendo a ferro e fuoco la città.
Vecchie storie e vecchio armamentario che serve da un lato a criminalizzare i movimenti e chi quotidianamente e alla luce del sole lotta per sottrarre e sottrarsi alle politiche di austerity che producono miseria, precarietà e devastazione ambientale e dall’altro si cerca di nascondere sotto il tappeto il malaffare e la corruzione di una classe politica responsabile della crisi sociale.
Su questo va inquadrata questa ennesima offensiva che toglie agibilità politica a quei soggetti che hanno saputo intercettare quel profondo disagio che esiste nelle classi subalterne incanalandolo in una prospettiva di ricomposizione e di opposizione sociale ad un sistema di governo e di dominio del mondo, di cui l’Expo, insieme alle grandi opere (vedi la Tav) è un tassello fondamentale.
Questa opposizione ha saputo fare rete e mettersi in connessione con le lotte nel resto d’Europa, per questo oggi fa paura all’establishment della crisi che non vuole intralci lungo il suo cammino fatto di smantellamento del welfare, di cancellazione dei diritti dei lavoratori, di cementificazione dei territori.
Il messaggio che ci viene mandato non può essere frainteso; non vogliono lasciarci neanche le briciole del grande banchetto a cui da tempo la classe politica, le imprese e il sistema criminale continuano ad abbuffarsi e non saranno disposti neanche in futuro a regalarci un contentino.

 

Collettivo Exit

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