Un messaggio da Parigi…

Siamo qui oggi a cercare di dare una lettura di quello che è avvenuto a Parigi in queste ultime 48 ore evitando sin dall’inizio di farci prendere la mano da letture semplificate legate soprattutto dalla frenesia e dall’emotività degli eventi.
E’ chiaro che l’attacco sferrato al giornale satirico Charlie Hebdo da un commando islamico ha un significato enorme perché portato avanti nei confronti di un giornale che gode in Francia di un seguito notevole in ampi settori della sinistra che credono ancora nei valori dell’integrazione,della libertà di espressione e nella laicità delle istituzioni.
Attaccare Charlie Hebdo significa colpire l’immaginario di una Francia che crede ancora nella possibilità e nella necessità di vivere in una società multirazziale e antirazzista.
La simbologia incarnata dall’obiettivo Charlie Hebdo significa annichilire e abbattere quella diga a sinistra per aprire la strada in Europa ad un concatenarsi di eventi tragici.
Far saltare quella diga significa far avvitare la Francia e l’Europa intera in una spirale di violenza settaria e reazionaria in cui le fasce più deboli della popolazione pagheranno un prezzo elevato.
Basta vedere chi in queste ore si sta fregando le mani per quello che è accaduto,pronto a lanciare nei prossimi giorni le proprie invettive contro l’islam e il mondo musulmano.
Spesso dimenticando che i reazionari di ogni risma (dai Salvini nostrani alle Marine Le Pen) hanno avvallato in tutti questi anni le politiche neoliberiste e neoimperialiste portate avanti non solo dagli Stati Uniti ma anche dalla Francia in Medio Oriente e nel Nord Africa.
Trasformando il vento caldo delle primavere arabe che pochi anni fa hanno attraversato l’Egitto, la Tunisia, il Barhein, la Siria, lo Yemen travolgendo e cacciando vecchi satrapi corrotti sostenuti dall’Occidente al grido di libertà ma anche di pane e lavoro, in un freddo inverno fatto di repressione e sostegno all’islamismo radicale.
Da questo dobbiamo ripartire per scrollarci di dosso questo senso di spaesamento e di oppressione, per cercare di dare una risposta adeguata che non lasci campo libero tra gli strati popolari affinchè i giovani arrabbiati delle periferie non debbano trovarsi schiacciati tra il nichilismo jiadista e una vita di miseria.
Abbiamo la necessità di proporre una prospettiva diversa e alternativa a tutti quei soggetti sociali che subiscono le politiche neoliberiste portate avanti dai governi europei per liberare ed emancipare le periferie delle nostre città dalla povertà,dal razzismo e dalla disuguaglianza.
Il messaggio tragico e nefasto che viene da Parigi è rivolto anche a noi, non coglierlo significa ancora una volta non essere della partita.

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