Palestina – Pasqua ebraica e repressione

Quella che segue è una testimonianza della quotidiana repressione sui palestinesi dell’occupante sionista. Nessuna libertà di movimento, nessun possibilità di difesa…nessun diritto. Un popolo tenuto in gabbia, costretto ogni giorno a subire umiliazioni e provocazioni ma che ha deciso di non arrendersi.
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Pasqua ebraica, un rituale sadico.
Siamo nel pieno della Pèsach (la pasqua ebraica), una festività che dura sette giorni e ricorda la liberazione del popolo israelita. Ecco quindi che si comincia a lavorare per questa festa. La prima cosa che abbiamo visto sono state le nuove reclute, camioncini pieni di ragazzini vestiti da militari e armati che occupano nuovi palazzi. Poi c’è stata la chiusura di tutti i check point e delle strade principali per impedire ai palestinesi di circolare nella loro città durante i giorni della festa. Camminando per le strade ci sono i coloni che “sfilano” circondati da soldati armati che li proteggono, in particolare ce ne sono uno/due ad ogni incrocio sulla strada che devono percorrere, ovviamente per evitare che i palestinesi possano, magari, attraversare la strada o avvicinarsi troppo.
Se dei palestinesi fanno gruppo e diventano più di quattro arrivano i soldati; se esci da un negozio ci sono i soldati. I bambini tornano da scuola ed ancora soldati: destra, a sinistra, davanti… soldati! ovunque!
Non so come descrivere bene l’aria che si respira, è pesante, è straziante. Alcuni volontari fanno battute e cercano di mantenere l’umore tranquillo ma poi la notte piangono. Piangono perchè forse, a volte, ci si sente inermi, impotenti. Perchè non è facile vedere la gente che tortura e deride un popolo ogni giorno. Sfilano con l’abito nuovo mentre i Palestinesi vengono rinnegati e chiusi nelle strade, costretti da muri, sbarre, soldati,fucili,gas,altre sbarre.
A volte non è facile restare lì a guardare.

Nervo che osserva.

Articoli precedenti:
Una giornata tipo nei territori occupati.

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