Perchè il lavoro nel futuro non sia un'utopia

di Angelo Dileo

I due mondi, del lavoro e dei saperi, sono stati, accanto allo scardinamento dello Stato democratico, i principali bersagli dell’azione di questo Esecutivo: compressione salariale e dei diritti da un lato, tagli senza precedenti alle risorse umane e materiali, dall’altro. Colpire i saperi e indebolire il mondo del lavoro, sono due effetti importanti prodotti fino ad oggi da questo governo.
Durante una delle più gravi crisi economico-sociali che la storia mondiale ricordi, ancora una volta a pagare sono i cittadini: lavoratori in cassa integrazione (per 700-800€ al mese!) poi in mobilità e infine in mezzo alla strada, naturalmente famiglie comprese; operai Fiat costretti a lavorare, con il piano di Marchionne, quasi in condizioni di schiavitù e precariato dilagante.
Tra le tante fabbriche a rischio, ricordiamo la Fincantieri, con il nuovo piano industriale che prevede una drastica e dannosa riduzione del personale, il dimezzamento del cantiere di Sestri Ponente, la chiusura di due stabilimenti, quelli di Riva Trigoso e Castellammare. Tutto questo è fortemente in contrapposizione a quello che succede in altri Paesi e, nello specifico, Marine Group, che serve la marina degli Usa, dove il governo ha predisposto dei fondi, sotto forma di nuovi progetti, per mantenere vivo il comparto.
Purtroppo sembra che questo non sia che l’inizio, anche se non possiamo e non dobbiamo rassegnarci adesso o andrà sempre peggio.
Il ministro del Lavoro, Giulio Sacconi, ha addirittura negato l’esistenza di un piano industriale. A quanto pare, attualmente si stanno agevolando più i privati che lo statale, spianando la strada ad un concetto poco democratico, di forza lavoro assoggettata alle esigenze delle imprese.
La precarietà è diventata il paradigma di una generazione che, indipendentemente dal livello di istruzione, dall’anzianità di servizio o quant’altro, non vede garantito il proprio futuro. Chi difende i diritti dei lavoratori, degli onesti cittadini e di chi oggi vede saccheggiato il proprio futuro e il futuro dei propri figli?
Nei prossimi giorni ci saranno vari tavoli tra sindacati (Cgil, Cisl e Uil i più collusi con i vari poteri forti del palazzo), governo e direzione dell’azienda, ma da questi tavoli burocratici è difficile che esca qualche soluzione immediata e duratura per i lavoratori.
Siamo forse al cospetto di una grande manovra di reimpostazione del mondo del lavoro che mira ad annullare il welfare per abbattere la spesa sociale e livellare verso gli standard dell’est-Europa il costo del lavoro?
L’effetto per le nuove generazioni rischia di prospettarsi devastante, con la scomparsa di qualsiasi ascensore sociale e, per i ceti medi e bassi, l’arretramento delle condizioni di vita rispetto a quelle dei propri genitori. Sulla nostra generazione si sta consumando una grande rapina di salario, diritti e futuro che se non incontrerà una forte determinazione ad impedire che ciò accada, proseguirà nelle sue forme più devastanti.
Gli operai si stanno già muovendo attraverso scioperi, blocchi, e occupazioni degli stabilimenti e se riusciranno ad ottenere così i loro diritti, sarà un grande risultato per il nostro Paese. E’ importante mostrarsi cittadini attenti e attivi, facendo sentire la propria voce e, se non viene ascoltata, urlandola, affinché si possano mantenere alti i principi di democrazia su cui la nostra Repubblica è fondata.

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