Racconti da Kobane. Report della delegazione Cobas in Rojava

Come avrete intuito una mini delagazione Cobas si trova nelle zone di confine di fronte Kobane. Oltre ai vari post che potete leggere in Staffetta Romana per Kobane ecco un report abbastanza lungo.

31 DICEMBRE – I COLORI DEI BAMBINI DI KOBANE
Con il nome “I colori dei bambini di Kobane” è stata inaugurata al Centro culturale Amara, una piccola mostra di disegni fatta da bambini che vivono nei campi profughi di Suruc. La mostra è il frutto del lavoro di alcuni giovani insegnanti, provenienti da Kobane, all’interno dei campi per aiutare i ragazzi ad elaborare ciò che hanno visto e vissuto, direttamente o indirettamente, negli ultimi mesi. Un piccolo lavoro che, in questa situazione di emergenza, diventa l’avvio di un percorso verso la ricostruzione.
Ai bambini è stato chiesto di disegnare quello che pensavano di Kobane, la loro città. Le scene, vissute o forse solo sentite raccontare, sono terribili, se non fosse per la semplicità dei tratti e dei colori. Carri armati, bombe che esplodono, persone decapitate, spari, morti, feriti….ma anche Kobane, disegnata come un matrimonio festoso, un paese colorato pieno di alberi e fiori, una manciata di terra a forma di cuore tenuta sul palmo delle mani.
Alcuni sono qui al Centro, a cantare e “celebrare” questo loro lavoro. Intanto uno degli insegnanti, tutti volontari, si racconta: ha avuto lui stesso una storia difficile. Insegnante della scuola primaria, imprigionato per due anni dal Regime di Assad, vive ora a Suruc, ma aspetta il momento per tornare a casa il prima possibile. Per ricominciare. Tornare a casa prima possibile, anzi “quando ?“ è la domanda incessante che gli rivolgono anche i bambini dei campi.

31 DICEMBRE POMERIGGIO – UNA CONVERSAZIONE A TUTTO CAMPO
Al centro culturale AMARA Incontriamo una delle responsabili per la sicurezza e l’organizzazione dell’area di Suruc. Una conversazione a tutto campo anche se breve.
Inizia ringraziandoci con un sorriso, per loro è già una vittoria il fatto che ci siano persone di altri paesi che stanno vicino al popolo curdo in questi momenti così difficili.
Poi prosegue, senza che noi le chiediamo niente. “La guerra che stiamo combattendo non è solo per difendere il popolo curdo, ma anche per tutti gli altri paesi contro il fondamentalismo” dell’Isis. E ancora “è anche una guerra per la democrazia e una guerra culturale. E’ per questo che le donne in tale processo di liberazione giocano un ruolo fondamentale. E’ un appello esteso a tutte le donne del mondo”.
“In Rojava si sta sperimentando una forma di uguaglianza tra i generi che, dice, non è molto diffusa neanche nei paesi occidentali. Tutti i ruoli sono infatti condivisi al 50% tra uomini e donne, in campo politico, culturale, educativo e militare. Se, dice, le donne governassero davvero il mondo non ci sarebbero più guerre. Fatto sta che in Rojava sono tra le prime file dei combattenti, con le forze dell’YPJ. E’ in particolare con il lavoro svolto in campo militare che hanno saputo conquistarsi la fiducia degli uomini e la loro progressiva accettazione. Questo processo, iniziato ormai 20 anni fa all’interno del PKK, è ormai dilagato in Rojava e inarrestabile, perché nella pratica dell’uguaglianza e della libertà in ogni settore, le donne hanno dimostrato in modo inconfutabile le loro capacità”. Rimane sfumato, tuttavia, se una reale parità dei sessi avvenga davvero anche nella vita di ogni giorno. Quello che vediamo qui, nei campi profughi e nei villaggi che li ospitano, è in realtà il ripetersi dei ruoli standardizzati.
Resta il fatto che le donne combattenti sono fondamentali nella guerra contro ISIS, fatta di persone che credono di andare all’inferno se vengono uccisi da una donna.
Nei campi profughi, qui a Suruc, ci conferma che si sta ripetendo in modo quasi spontaneo il modello del Confederalismo democratico della Rojava, sospeso a Kobane a causa della guerra, a partire proprio dal Consiglio delle donne.
Tale sistema orizzontale, basato tutto su sistemi assembleari “bottom up” di presa delle decisioni, prevede una partecipazione non solo dei partiti, ma anche delle associazioni civili e di singoli cittadini indipendenti, già nella costituzione del Parlamento cantonale e del Governo. La rotazione delle cariche e l’applicazione del principio di sussidiarietà sono sistemi per evitare la concentrazione del potere in uno o pochi leader.
Accenna inoltre al sistema della cooperazione e del lavoro : nei cantoni dove è stato possibile sperimentarli ( a causa del conflitto ) “esiste un sistema di consigli che non prevedono la figura del manager”.
Molto sarebbe ancora da capire.
Anche per quanto riguarda la questione ecologica richiamata dalla Carta della Rojava sembra restare su linee di principio che riguardano, come ci dice, non tanto l’ambiente ma un più generico “modo di vita naturale, in armonia gli uni con gli altri, alla pari, in libertà e senza sottomessi o schiavi”.
Ciò che è certo è la forza che questo processo ha instillato in ogni curdo. Ci dice, con lo stesso sorriso, che lei vuole tornare il prima possibile a Kobane, perché lì ha molti nemici da affrontare e da combattere apertamente ogni giorno, non solo sul fronte militare, ma soprattutto politico e culturale. E’ la forza di un grande sogno.

LA NOTTE DELLE MONGOLFIERE e CAPODANNO
La notte dell’ultimo dell’anno ci vede di nuovo a Mezher, fra canti e balli intorno allo stereo di un’auto divenuta discoteca improvvisata. Prima di mezzanotte dalla piazza, ma anche dai villaggi vicini, si alzano in cielo mongolfiere colorate di carta velina. Incredibilmente il vento le spinge verso KOBANE. Da dentro la città i/le combattenti salutano sparando raffiche di segnali luminosi rossi che si alzano in cielo per decine di minuti.
Nelle prime luci del 2015 invece infuria la battaglia. I bombardamenti della coalizione sono seri e gli spari che seguono le esplosioni significano che l’YPG-YPJ sta attaccando. La mattina dopo le notizie che arrivano sono confuse, ma a quanto pare le forze KURDE stanno spingendo l’ISIS fuori della città. Hanno conquistato altro terreno e l’importante collina che sovrasta le macerie.
Prima di partire abbiamo l’onore di conoscere AL NAMAR l’anziano combattente che al nostro saluto ha risposto semplicemente dicendo “ho ancora voglia di andare a combattere”. E’ una icona, della quale avevamo letto sui media internazionali e quelli indipendenti. Circondato dai giovani di Kobane fuggiti e abbracciato fraternamente dagli anziani del villaggio.
Le notizie sulle sorti di Kobane in ogni caso sono tutte da verificare, ma nella giornata del 1 Gennaio si combatte ancora e nel corso delle visite che facciamo si odono esplosioni di varia natura e le raffiche di fucile.
Al confine TURCHIA – SIRIA, quando non ci sono postazioni militari o costruzioni edili, ci sono reti e fili spinati. In più punti si vedono migliaia di auto, furgoni e camion abbandonati oltre confine. Sono le auto dei curdi siriani in fuga che l’esercito turco ha costretto ad abbandonare, lasciandole al saccheggio dei daisch.
La collusione dei turchi in questa guerra è evidente. Presso il villaggio Zhwan assistiamo al colloquio tra pattuglie dell’esercito turco e militanti ISIS nascosti tra le auto. Una normalità che non si ripete nella porzione di territorio controllato dalle YPG-YPJ.
Sulla via del ritorno verso Suruc, incrociamo un corteo funebre di auto che seguono una ambulanza che ha appena recuperato al confine i corpi di due militanti YPG morti nella mattina del 31. Uno di questi, 23 anni, era militante di un partito Marxista leninista turco, combattente dal 6 settembre scorso a Kobane.
La giornata termina al campo profughi di Suruc intitolato a KADER ORTAKKAYA , 4000 persone circa di cui circa 400 bambini. Li incontriamo al nostro arrivo nel campetto di basket vicino a seguire le peripezie di un collettivo di acrobati e ci travolgono con un corteo improvvisato dietro una tromba e un tamburo.
Nel campo, le cui condizioni sono piuttosto difficili, è appena arrivata la corrente elettrica dopo mesi di freddo e di buio. Oggi è anche il giorno della presenza settimanale della equipe medica che conferma quanto scritto dalle precedenti staffette sulle condizioni di salute generale e sulle patologie persistenti.

Tralasciamo il resto degli aggiornamenti politico/militari che sono riscontrabili sui siti di UIKIONLUS e di RETE KURDISTAN ITALIA.
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