Rifiuti per tutti e un affare per pochi

di Alessandro Zagaria

Tutti noi stiamo assistendo a quello che sta accadendo in Campania con scontri tra le comunità e le forze dell’ordine per l’apertura di una discarica a Terzigno, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio. Tale discarica dovrebbe diventare una delle più grandi d’Europa, con una capienza di tre milioni di tonnellate di rifiuti.
Un’emergenza, quella campana, che dura ormai da diciassette anni, con rifiuti che continuamente ricompaiono nelle strade delle città e con soluzioni proposte dalla classe politica che non fanno altro che peggiorare la situazione.
Gli ultimi avvenimenti di Terzigno rappresentano l’evoluzione di uno stato che ha deciso di fare la guerra alla gente. Perchè, ormai, di questo si tratta: da un lato le istituzioni che non sanno e non vogliono risolvere i problemi dei rifiuti in Campania e dall’altro lato i cittadini che sono esasperati e sono pronti a tutto pur di impedire la realizzazione di una nuova discarica nel Parco Nazionale del Vesuvio. Ci troviamo difronte ad un popolo in rivolta che rifiuta qualsiasi mediazione e che non si riconosce e non si sente rappresentato da nessuna istituzione e che di fatto si autorganizza e rivendica, anche con la forza, il proprio bisogno di vivere in un territorio libero da discariche e rifiuti.
Quello che ci chiediamo è, invece, come stanno le cose nella nostra Puglia e soprattutto nella nostra provincia, quella di Barletta-Andria-Trani, visto che poco tempo fa, in una conferenza stampa, il Presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli, e quello della BAT, Francesco Ventola, hanno presentato dati allarmanti per quanto riguarda le discariche che sono a rischio collasso in quanto non riescono più a contenere rifiuti, invitando la Regione Puglia ad autorizzare la costruzione di inceneritori pubblici.
Dunque neanche qui in Puglia la situazione è rosea, visto che la raccolta differenziata è ferma ad un modesto 15% ed è ancora peggio nella nostra neonata provincia, nonostante ci sia una legge nazionale che impone di raggiungere entro l’anno il 40% di differenziata e il 65% entro il 2012.
Quello che emerge, invece, è una situazione completamente ribaltata, dove gli Enti preposti non fanno nulla per rispettare le direttive nazionali.
Assistiamo, inoltre, ad un vero e proprio assalto da parte di aziende che vedono la Puglia come piattaforma logistica dove realizzare enormi profitti, non solo con inceneritori, ma anche con centrali a biomasse, petrolio e rigassificatori. Sono proprio queste aziende, infatti, a dettare l’agenda politica in materia di rifiuti ed energia agli amministratori locali.
L’ intento parrebbe quello di non far decollare la raccolta differenziata per poter imporre al nostro territorio inceneritori, o permettere alla Cementeria di Barletta o quella da realizzare a Trani di bruciare sempre più rifiuti.
Non sembrerebbe spiegarsi altrimenti il perché le ingenti risorse destinate dalla Regione alle province per raggiungere gli obiettivi di legge, siano rimaste nei rispettivi cassetti piuttosto che essere distribuite agli Ato.
Una situazione simile, in Abruzzo, ha fatto emergere un’intercettazione telefonica tra Rodolfo Di Zio, il ras dei rifiuti dell’Abruzzo, e l’assessore regionale all’ambiente. In tale conversazione i due affermavano che non bisognava raggiungere il 40% di raccolta differenziata, perché altrimenti non si sarebbe potuto realizzare l’inceneritore.
Gli inceneritori e le discariche non sono affatto l’unico modo per chiudere il ciclo dei rifiuti. Si potrebbe, ad esempio, fare come il Comune di Capannori (40.000 abitanti al pari di Canosa), dove si è arrivati all’86% di raccolta differenziata con l’obiettivo di arrivare a rifiuti zero entro il 2020.
Questo obiettivo si può ottenere grazie ad una raccolta differenziata spinta porta a porta, con una politica di incentivi alle famiglie per cui chi produce meno rifiuti meno paga.
I cittadini di Capannori, oltre a differenziare i rifiuti, autoproducono composti da utilizzare in agricoltura, per la produzione di terriccio o fertilizzante e per riciclare meglio la plastica. Gli scarti, inoltre, vengono usati per la produzione di pancali in materiale riciclato.
Ci sarebbero anche tante altre soluzioni alternative concrete ed è su queste che vogliamo indirizzare i nostri politici, affinché non rischi di passare in secondo piano la salute dei cittadini.

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