Sciacalli, avvoltoi, ratti. L’invasione di una fastidiosa fauna securitaria a Barletta

Sciacalli, avvoltoi, ratti. L’invasione di una fastidiosa fauna securitaria a Barletta

I fatti. Forse.
Possiamo far iniziare la nostra piccola squallida storia più o meno il 25 Aprile, quando un breve video inizia a circolare per i social media, rilanciato immediatamente dalle maggiori testate on-line cittadine. Il contenuto del video in sé non dice praticamente nulla, ma la didascalia che l’accompagna parla di un “immigrato che si masturba davanti a delle ragazzine”. Stando sempre alle segnalazioni on-line e ai commenti, l’individuo ritratto nel video sarebbe lo stesso soggetto che pochi giorni prima avrebbe “seguito e insultato” due ragazze nei pressi della stazione. Passa poco tempo e apprendiamo che questo soggetto sarebbe stato preso, accompagnato in questura, identificato, ed espulso dalla città di Barletta.

Le conseguenze. L’esondazione fognaria.
L’eco mediatica di questo episodio è diventata in poco tempo la pietra angolare su cui si è costruita una rappresentazione della zona della stazione e della città nel suo intero come un’area degradata e insicura, una sorta di zona franca in cui ogni crimine possibile e immaginabile è potenzialmente lì ad aspettare il povero cittadino indifeso accerchiato da una coltre imprecisata di immigrati/delinquenti pronti a insozzare la città. Nel giro di pochi giorni si è costruita un’intera mitologia, con scarsissima aderenza alla realtà effettiva come vedremo in seguito, su questa zona e sull’esistenza di un problema sicurezza, che ha avuto l’effetto non solo di esacerbare gli animi del commentatore X dei social, pronto a scaricare il suo sdegno forcaiolo nei commenti di Facebook, ma ha creato il giusto terreno di coltura per far risvegliare forze politiche e soggetti che sul tema della sicurezza e dell’immigrazione ci hanno sempre sguazzato come maiali nel fango. Si arriva così al presidio di Noi Con Salvini e alle due ronde in piena notte di 4 forzanuovisti foggiani o cerignolani, tutti pronti, a detta loro, a salvarci dall’uomo nero che si annida tra i binari. In concomitanza delle due invasioni barbariche forzanuoviste, in maniera non del tutto casuale, usando un eufemismo, la città si è risvegliata tappezzata di manifesti deliranti e imbarazzanti scritte sui muri, mentre, galvanizzato dal clima di terrore gratuito instillatosi in città, il leader dei salviniani barlettani pare in questi giorni accompagnato sempre da qualche telecamera, “raccogliendo”, a detta sua, denunce dei cittadini, ora sull’inadeguatezza dei marciapiedi, ora sulla presenza di topi in città.

Qualcosa non quadra.
La virulenza dello sciacallaggio politico che si è scatenato in questi giorni è un fenomeno nuovo per questa città, ma in linea con quanto succede a livello nazionale e internazionale. Molte cose non quadrano nei fatti che hanno originato questa sorta di sommovimento intestinale e le conseguenti deiezioni. Tutta la descrizione degli avvenimenti e delle reali azioni del soggetto resosi apparentemente colpevole di molestie appaiono così fumose e imprecisate da risultare quanto meno dubbie. Cosa sappiamo su di lui? Solo quello che alcune segnalazioni private ci hanno detto. E anche a non voler mettere in dubbio la veridicità di queste testimonianze, alcune cose continuano a non quadrare. Apprendiamo da alcuni articoli, ad esempio, che il soggetto in questione era affetto da disturbi della personalità, e non lo diciamo noi, ma il commissariato. Apprendiamo inoltre che non parlava una parola d’italiano. Nel video che ha scatenato l’intera faccenda si vede solo un ragazzo nero che gironzola per la piazza. Lungi da noi giustificare tentativi di molestie. Ma siamo proprio sicuri che ci siano stati? La ragazza che si è sentita inseguita riferisce che l’uomo inveiva contro di lei. Ma in che lingua? La ragazza la parlava? E anche se tutto quello che si sta addossando a questo tipo fosse vero, non stiamo forse parlando di un soggetto con problemi psichici, con scarsa responsabilità delle sue azioni? E le redazioni on-line quanto controllano le segnalazioni che arrivano loro? Quello che stiamo cercando di fare non è stabilire la colpevolezza o l’innocenza del ragazzo in questione. Non è il nostro ruolo. Quello che però è evidente è che nessuno si è preoccupato di fare luce sulla faccenda, non le forze dell’ordine, non i giornali. E che su un fatto non verificato si è riversato un odio irrazionale, sciacallato ad arte da gente che non aspettava altro che crearsi un po’ di visibilità su un singolo episodio creatosi e chiusosi in pochi giorni, un evento certamente deprecabile ma che rimane singolo. Anche il peggior criminale ha diritto a una difesa in tribunale. Questo ragazzo invece è stato accusato, giudicato e condannato solo in base ad alcuni articoletti on-line. Sicuramente dopo aver letto questo paragrafo qualcuno ci accuserà di difendere uno stupratore. A questo qualcuno invitiamo a riprendere in mano il libro di italiano delle elementari.

Le porte dell’inferno, a.k.a. La Stazione.
Analogo ragionamento si può fare sul fantomatico clima di insicurezza che aleggerebbe sui binari della stazione di Barletta. Esiste davvero un problema in quel luogo, o stiamo di nuovo parlando di una narrazione con pochi riscontri nella realtà creata ad arte per qualche click o qualche voto in più?
Vogliamo rassicurare i lettori. Ci passiamo tutti i giorni, anche più volte al giorno. Siamo ancora vivi, e non abbiamo segnalazioni per i giornali online.

Sicurezza. Realtà vs. percezione.
Sintetizzando, quello che sta succedendo in questa città è molto semplice. Un fatto isolato è stato ingigantito, imbastito a pennello, lanciato nel dibattito pubblico, e utilizzato come la prova definitiva di come questa città sia invasa da immigrati pericolosissimi e che solo gli amichetti di Salvini e i nostalgici del duce ci salveranno dalla distruzione. Hallelujah! Se trovate qualcosa di più stupido di questo, fatecelo sapere. Il fatto è che Barletta non è diversa da altre città d’Italia. E l’Italia attualmente è il paese dove si registra un deciso calo statistico dei reati registrati, ma un’impennata della percezione di insicurezza della popolazione. Le ragioni sono molteplici, e non è questa la sede per analizzarli tutti. Fatto sta che è un meccanismo normale per una città in crisi sotto molti punti di vista, da quello economico a quello culturale, addossare frustrazioni e insicurezze e voglia di primeggiare nella gara a chi inventa le punizioni più brutali sugli ultimi arrivati, anche se questi ultimi arrivati sono più un’idea astratta che qualcosa di reale. È bastato un singolo episodio e tutti si sono sentiti improvvisamente “insicuri”, per le ragioni sbagliate. A tutto vantaggio di chi da quelle insicurezze cerca di guadagnare una poltroncina qualsiasi. E basta poco per rendersi conto di come la stragrande maggioranza degli episodi di criminalità avvenuti nel territorio siano imputabili a barlettani doc.

Svastiche alla D’Azeglio

Il ruolo dei media.
Al di là dei problemi fognari che hanno fatto venire alla luce salviniani e fascistoidi, il dibattito in questione si è svolto per lo più in rete. Attraverso la rete questo fumoso clima di insicurezza è stato creato, propagandato, diffuso, e presentato come un problema reale a una platea di utenti che magari fino ad allora non avrebbero mai pensato alla stazione come una kasbah malefica, ma che date le circostanze, ha funzionato come collante aggregativo di una parte della cittadinanza. Il sentirsi parte di una comunità in apparente pericolo, soprattutto quando questo pericolo viene da persone non meglio definite se non con la categoria generale di “immigrati”, e che non hanno modo di rispondere e ribattere agli attacchi, alle ingiurie e alle falsità con cui si è alimentata la polemica, è un meccanismo che fa facilmente presa. Cosa che crediamo sappiano benissimo i giornali on-line. Si dirà “ok, ma i giornali on-line fanno solo il loro lavoro, riportano quello che succede e basta”. Vero. Ma fino a un certo punto. Qualsiasi studente di comunicazione o giornalismo vi potrà dire come nel mondo dei media esiste un fenomeno particolare. Quello della selezione di cosa è “notiziabile” e cosa no. I giornali fanno una selezione tra tutto gli avvenimenti vari ed eventuali che è possibile rendere “notizia”, così un avvenimento X diventa una news, un avvenimento Y, magari ugualmente interessante, no. E questa scelta è una scelta importante, perché da questa scelta deriva cosa arriva alla cittadinanza e cosa no. Il fatto che la maggior parte delle testate in questi giorni sia letteralmente invasa da comunicati (spesso in un italiano degno del migliore analfabeta) dei salviniani e dei fascisti, la dice lunga su che tipo di selezione abbiano fatto queste testate. Gente che nella vita pubblica reale praticamente non esiste, o non è esistita fino ad ora, è stata messa al centro dell’attenzione pubblica senza contraddittorio, senza tentativo di critica, senza filtri. Addirittura, come abbiamo già accennato, personaggi in cerca di autore come il referente di Noi Con Salvini Barletta è costantemente seguito mediaticamente mentre va in cerca di problemi civici su cui costruire la sua carriera. Si dirà, di nuovo: “le testate pubblicano i comunicati di tutti, anche quelli del vostro collettivo. Non potete accusarli di parzialità”. Vero. Ma anche qui fino a un certo punto. Poniamo il caso che io domani mi svegli con qualche rotella fuori posto, e decida di scrivere un comunicato falsissimo, firmato da una sigla inventata lì sul momento, su qualcosa che possa far presa facilmente sul suggestionabile pubblico cittadino. O semplicemente una segnalazione da privato cittadino magari con qualche foto ambigua che potrebbe rappresentare qualsiasi cosa. Tale bufala verrebbe lanciata senza filtro nel flusso di notizie e, anche se falsa come una banconota da 6 euro, diventerebbe vera a tutti gli effetti perché la gente ne parlerebbe, i politici ne parlerebbero e farebbero proclami, e all’improvviso il semplice frutto della fantasia (o dell’interesse) di qualcuno diventa un punto reale dell’agenda politica e sociale della città. Ovunque si parla di post-verità, di bufale e di fact-checking, alla luce della enorme quantità di notizie non riscontrabili e non verificabili che appestano la rete e che influenzano il dibattito e le scelte politiche in ogni parte del globo. La necessità di un controllo sulle notizie che si producono è fondamentale, e crediamo sia la cifra necessaria per distinguere il giornalismo serio dalla mera diceria da comare. Sembra che queste considerazioni qui non siano ancora arrivate. I giornali on-line sono diventati la prima fonte di notizie per i barlettani. Se queste notizie non sono affidabili, queste testate diventano responsabili delle conseguenze derivate dall’aver instillato stronzate nei cittadini. Come probabilmente è stato nel caso di cui stiamo parlando in questo articolo. L’assunzione di responsabilità di come si contribuisce al dibattito pubblico sembra però lontana dagli interessi di molte di queste testate. Altrimenti non si spiegherebbe come mai questi siti spendano fiumi di ingiurie animate dal fuoco dello sdegno moralizzatore in questioni minimali, come il dare addosso a qualche ragazzino che ha fatto una scritta sul muro, ma rimangano in silenzio di fronte a questioni ben più gravi, facendo parlare solo i comunicati altrui. Forti con i deboli, silenziosi con i forti. Ricordiamo ad esempio quale clamore suscitò il fatto di aver trovato una scritta sul muro della scuola D’Azeglio qualche mese fa. Fiumi e fiumi di facile, avvelenata, e banalissima retorica per punire mediaticamente l’autore del folle gesto. Qualche giorno fa, in occasione della ronda dei fascistelli, su quello stesso muro è apparsa la scritta “partigiani infami” accompagnata da due svastiche. Una scritta ben più offensiva, secondo noi, di quella originale. Simboli nazisti in una città medaglia d’oro per la resistenza. Dov’è finita la verve moralizzatrice di questi giornali? Silenzio assoluto. Il fatto che poi tra i commenti online degli utenti delle notizie di questi giornali sia possibile trovare senza problemi incitazioni alla tortura, o al genocidio, o a stermini di massa, è indicativo di quanto il sentirsi responsabile dei messaggi che si lasciano passare nell’infosfera sia sacrificato all’esigenza di raccattare qualche click pubblicitario in più.

I soggetti in campo, a.k.a. Il Bestiario, parte1: Rambo.
Abbiamo già accennato alle forze politiche che si sono lanciate a capofitto come avvoltoi su una carogna in putrefazione sulla questione. Partiamo dai più ridicoli e dai più sporcaccioni, ovvero le schiene dei quattro intrepidi forzanuovisti foggiani.

Il Vuoto

Il lato comico della faccenda è facile da individuare. Allertati dalla possibile presenza dei “negri” in stazione, e vogliosi di raccattare qualche consenso dopo una quasi sparizione dalle scene, anche in seno alla cloaca dell’ambiente dell’ultradestra, prima due, poi quattro, hanno preso una macchina, son partiti da Foggia o da Cerignola, sono arrivati a Barletta a notte fonda, si sono messi di schiena e si son fatti fare una foto. Mamma mia, quanta virilità, quanto ardire. La foto di questi due protettori dell’onore cittadino in piena notte nel bel mezzo di una stazione assolutamente deserta è quanto mai indicativo della desolazione del pensiero postfascista, e di quanto gli sforzi di questa formazione di presentarsi come dei cazzutissimi rambo siano destinati a finire sempre nel ridicolo. E tralasciamo l’ironia sulla proverbiale antipatia, calcistica e non solo, tra Foggia e Barletta. Un pochino più preoccupante sono gli strascichi di queste allegre trasferte. Perché in entrambe le occasioni, come cagnetti poco disciplinati che sporcano un po’ ovunque, la città si è ritrovata sommersa di manifesti deliranti, adesivi (stampati male), e scritte qua e là, tra cui quella sui partigiani di cui abbiamo parlato prima. Non che c’interessi molto in realtà, ma il cosiddetto decoro urbano non era uno dei punti tanto decantati dei miserevoli programmi delle formazioni postfasciste? Mistero. E mentre vengono fuori striscioni con “Difendiamo le nostre donne” (“nostre” di chi?!), dall’altra parte della città si fanno scritte chiamandole “tutte puttane”.Bella coerenza.

“Tutte puttane”

Non ci interessa molto la pochezza del pensiero e delle azioni di questi quattro rifiuti della storia. Ma le reazioni alle “ronde” ci sembrano meritevoli di essere analizzate. Il concetto di “ronda” da un punto di vista, diciamo così, “democratico”, è problematico in virtù del suo carattere arbitrario. In parole semplici, un gruppo di persone che presidiano un posto in nome della sicurezza sono a loro volta un altro pericolo per la sicurezza, perché non sappiamo chi deciderà di sanzionare, per quali ragioni, e quali metodi utilizzerà per sanzionare questi individui; se faccio una ronda e mi stanno sul cazzo quelli con i capelli rossi, la mia ronda è un pericolo diretto per quelli con i capelli rossi. Ecco perché nei regimi democratici l’ordine pubblico è delegato alle forze di polizia, che in teoria dispongono di un set di regole e disposizioni che dovrebbero essere uguali per tutti e che annullano il problema dell’arbitrarietà (che questo poi non avvenga e che questo set di regole raramente sia impostato in questa maniera è un altro discorso). Ora, senza buttarla sulla filosofia del diritto, immaginate un branco di wannabe-rambo che praticamente odia mezzo mondo: gli ebrei, i mussulmani, gli immigrati, chi non è proprio bianchissimo, chi si veste un po’ più strano della media, i gay, le lesbiche, i trans, o anche solo non sia così stupido da credere che il lindo capoccione che ha tenuto il paese in ostaggio per 20 anni sia stato fondamentalmente un bravo ragazzo. Che sicurezza si potrà mai avere da personaggi del genere? Per rispondere a un falso clima di insicurezza, attraverso le tentate, visto il numero esiguo di partecipanti, ronde si crea un vero e tangibile rischio per una moltitudine di soggetti. Bell’affare! Se a questo aggiungete la tradizionale voglia di pestare gente a caso (quando l’intelligenza latita, parlano i muscoli) di questi soggetti, capirete come probabilmente avere dei fascistelli che gironzolano per la stazione in virtù di un’auto-nomina a vigilantes non sia proprio un’idea brillante.

I soggetti in campo, a.k.a. Il Bestiario, parte2: “hanno stato gli immikrati!!11!”.
Non la pensa così (e non avevamo dubbi) l’altro attore principale di questa farsa tragicomica, il rappresentante dei salviniani barlettani. Lasciamo per questa volta sullo sfondo quanto sia paradossale la presenza di gente che vede Salvini come leader al sud, dopo anni e anni di insulti alle popolazioni meridionali, e guardiamo all’improvviso exploit mediatico di questi soggetti. Anche loro si sono fiondati sulla questione a suon di comunicati e sit-in. Anche loro, in maniera più organizzata, si son fatti aiutare da sezioni del loro movimento appartenenti a città del foggiano, tanto che al loro presidio di protesta del 29 Aprile erano più quelli delle altre città che gli autoctoni. I leghisti barlettani fanno quello che fanno tutti i leghisti in Italia. Addossare alla questione immigrazione tutti i mali attualmente presenti in questo paese. Non trovi lavoro? È colpa dell’immigrato. Ti sfrattano? È colpa dell’immigrato. Non trovi una fidanzata? È colpa dell’immigrato. Ti cadono i capelli? È colpa dell’immigrato. Si tratta di una narrazione semplice, immediata, che non costringe le persone ad analizzare quello che realmente succede, e che quindi è utilizzabile per ogni cosa. Il mondo è complesso, i leghisti la fanno semplice, e quando tu hai già un sacco di problemi tuoi, non hai tempo per pensare alla complessità delle cose. Sono stati gli immigrati. Amen. È più complesso cercare di spiegare come lo stato di merda in cui buona parte degli abitanti di questo mondo versa, compresi gli immigrati, è diretta conseguenza di logiche economiche che finiscono per rendere ricchi i più ricchi e poveri i più poveri. E anche qui, ironia della sorte, non abbiamo tempo per analizzare la questione. Rimane che la narrazione leghista è pratica, veloce, e adattabile, anche se falsa e ipocrita. E la velocità con cui i leghisti barlettani l’hanno immessa nell’immaginario cittadino alla prima occasione utile ci ha sorpreso, più che altro per l’immediata sponda mediatica che ha avuto, e soprattutto, perché sembra aver attivato quel meccanismo malsano che non aspettava altro che un evento del genere si verificasse per attivarsi e spandere i suoi miasmi, quel meccanismo proprio dei movimenti xenofobi come la Lega, che induce a pensare come i responsabili delle precarie condizioni di esistenza di una parte dei cittadini siano i migranti e chiunque si discosti dal modello maschio-bianco-etero. Ed è subito guerra tra poveri, almeno sui media, e probabilmente più che delle azioni del piccolo contingente salviniano dovremmo preoccuparci di quanto idee di questo tipo possano attecchire in una città in preda a uno stato di profonda crisi economica e culturale e che temiamo non disponga dei giusti anticorpi per relegare tali stronzate in un circolo ristretto di esaltati.

I soggetti in campo, a.k.a. Il Bestiario, parte3: chi tace, acconsente.
Sembrerà strano includere in questo bestiario forze e soggetti che non hanno preso parte alla querelle, ma in alcuni frangenti le assenze sono pesanti quanto le presenze. Ad esempio, da quel fatidico 25 Aprile, nessun esponente dell’amministrazione e del PD ha aperto bocca, tanto meno il sindaco. Ed è quanto meno strano, visto che a queste forze politiche piace un sacco parlare di sicurezza e legalità. Quella porcata del decreto Minniti in fondo è opera dei loro colleghi d’istanza a Roma, mentre qui pare abbiano dimenticato come le ronde siano tecnicamente illegali. Sembra non provocare in loro alcun problema il fatto che alcuni neofascisti siano pronti a sostituire le forze dell’ordine nella gestione dell’ordine pubblico, eppure a questi soggetti piacciono un sacco le forze dell’ordine, almeno a giudicare dalla facilità con cui li fanno intervenire quando qualcuno si azzarda a contestarli. A cosa sarà dovuto questo silenzio? Troppo occupati dalle beghe interne e nella continua opera di tessitura per raffazzonare continuamente un’amministrazione sfrangiata e inefficace? O sarà che è sempre meglio che la cittadinanza sia impegnata in una inutile caccia alle streghe così che non ci sia troppa attenzione sul lavoro ordinario di questa amministrazione, tipo svendere il patrimonio pubblico, far arricchire chi devasta il territorio e l’ambiente, far strada alle prossime ondate di cementificazione, e lasciare che il blocco politico-economico che saldamente tiene in ostaggio la città (e che non credo abbia paura di essere scalzato dai salviniani) continui a perdurare? Ai posteri l’ardua sentenza, ma che non si sappia troppo in giro.

“Tutte puttane”. L’odio per le donne di chi dice di voler difendere le donne.
È tanto banale quanto doveroso ricordarlo. Fascisti e leghisti son sempre pronti a far partire crociate quando un immigrato molesta una donna, ma se una donna viene molestata da un non-immigrato, allora è colpa della donna. La “logica” di questi soggetti è questa, e la concezione della donna che è loro propria li pone in diretta concorrenza in quanto a oscurantismo con quella di qualche oscuro fondamentalista religioso. Roba da medioevo. D’altra parte, il fatto che lo slogan sia “difendere le NOSTRE donne” è abbastanza emblematico, le donne sono nostre così come questa panca e questi cavoli, e guai a voi se toccate una nostra proprietà. Non crediamo molte donne vogliano farsi “difendere” da questi soggetti, portatori di una misoginia tanto radicata quanto estrema. Piuttosto bisogna difendersi DA questi soggetti, e dal loro machismo tanto ridicolo quanto potenzialmente pericoloso. Ma più che della voglia di sentirsi maschio-alpha riversata in politica di questi tizi, vorremmo parlare di uno dei, questa volta verissimi, problemi rimasti sottotraccia in tutta questa faccenda. Barletta è una città misogina. Tradizionalmente misogina, radicalmente misogina. Una misoginia che avviluppa i tessuti familiari, i posti di lavoro, le piazze, i bar. E che non viene raccontata dai giornali, perché in fondo “è sempre successo, è normale, e in fondo non è successo nulla”. Una misoginia fatta di apprezzamenti non richiesti quando una gonna un po’ più corta delle altre passa davanti a un caffè, fatta di quelle “piccole” e costanti molestie quotidiane di cui molte potrebbero parlare, magari, e ci potremmo scommettere, ad opera di quegli stessi che adesso stanno facendo il diavolo a quattro per “difendere blah blah blah”. Probabilmente per donne, gay e lesbiche, la stazione è un luogo meno pericoloso da attraversare rispetto a qualche bar popolato da qualche barlettano medio con l’occhio lungo, la battuta facile, e il branco dietro.

Concludendo: le strade sicure le fanno le donne che le attraversano.
Riassumendo brutalmente, per uno squilibrato, cento sciacalli. Per le presunte azioni di un uomo con facoltà di intendere e di volere non determinabili, ondate di odio e promesse di violenze verso tutti i migranti, aizzato ad arte da professionisti dello sciacallaggio in cerca di visibilità e voti, pronti a rendere la città realmente insicura facendo credere a tutti che il problema sia il tipo che si mette su un barcone per sfuggire da uno scenario desolante, e non il tipo che magari da quello scenario desolante ci ha tratto profitto e ci guarda tutti con soddisfazione dall’alto di qualche grattacielo sede di qualche multinazionale, perché mentre quelli se la prendono con gli immigrati, quella corporation si comprerà, ad esempio, qualche pezzo di sanità pubblica con l’avvallo dei suoi stimati amici in parlamento e nei governi locali. False soluzioni a falsi problemi, e la gara a chi vuole fare più male a un nemico immaginario su Facebook. Questo sta succedendo a Barletta, e non altro. Non invasioni, non eserciti di stupratori dal volto scuro. Un’eruzione teleguidata di razzismo da bar elevato a dibattito politico, in salsa d’emergenza. Questo. E basta. E concludiamo facendo un appello a chiunque sia stanco di subire le quotidiane cazzate di chi sparge un odio tanto infondato quanto avvilente. Riappropriamoci delle strade, delle piazze di questa città. Reimpariamo a conoscere quello che succede qui, non su qualche social, ma nella realtà. Non lasciamo che queste strade diventino praterie desolate solcate dall’eco del ghigno degli sciacalli.

 

Collettivo Exit

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