Sul disastro ferroviario sulla Andria-Corato: facile parlare di errore umano

A meno di 24 ore dalla tragedia è ancora difficile riuscire a pronunciare qualche parola. In queste ore lo la solita indignazione di massa, a fatti compiuti, e lo sciacallaggio di politici locali hanno intasato le pagine dei giornali e le bacheche dei social network. Come da copione, però, la politica ha bisogno di trovare qualcuno che ricopra facilmente il ruolo del colpevole, da poter dare in pasto alla folla. Già nel pomeriggio di ieri si è, quindi, cominciato a parlare di errore umano. Sarà che amiamo complicarci la vita o che forse non ci sono mai piaciute le ricette facili che qualcuno cerca di farci digerire ma l’incidente sulla linea ferroviaria Andria-Corato merita un’analisi più approfondita. Senza entrare troppo nel tecnico (non è questo il ruolo che ci compete) possiamo già facilmente individuare alcuni aspetti che rendono fallimentare l’ipotesi dell’errore umano.
La linea ferroviaria sulla quale si è verificato lo scontro frontale tra i due treni, provocando 23 morti ed almeno 50 feriti, collega comuni con decine di migliaia di abitanti tra Barletta e Bari. Per chi voglia spostarsi con i mezzi pubblici è l’unico strumento, perciò è da anni affollata soprattutto da studenti e pendolari che da e per l’entroterra nord-barese. Nonostante ciò è una linea ferroviaria a binario unico. No, non siamo negli anni ’50. E’ la storia di un vecchio sud martoriato dalla politica nazionale e ridotto a colonia interna. Un sud che negli ultimi anni sta vivendo una nuova ondata di flussi migratori verso il nord. Terra di sfruttamento per quell’imprenditoria che sui nostri territori ha prodotto disastri ambientali in nome del progresso. Lo stesso progresso che vede lo spreco di fondi destinati ai trasporti pubblici per costruire linee ad alta velocità inutili, dannose e soprattutto non alla portata di tutti. Anzichè investire sul trasporto locale, sull’ammodernamento di linee ferroviarie e della rete stradale, si preferisce speculare sulle grandi opere. Non è un caso che il 98,8% dei fondi destinati ai trasporti vadano a nord. Ma parlare del binario unico, in questa come in altre linee ferroviarie datate, non basta. La mancanza di investimento provoca anche carenze dal punto di vista delle risorse umane e quindi dei più elementari sistemi di sicurezza. La politica potrà parlare di errore umano e scaricare le responsabilità sui macchinisti nel vano tentativo di uscirne pulita. Ma è sotto gli occhi di tutti che l’ammodernamento dei sistemi di sicurezza dovrebbe limitare i danni di eventuali errori umani.
Sulla base di quanto abbiamo provato ad accennare troviamo disgustoso il teatrino politico messo in moto da questo governo. Renzi sostiene che sarà fatta chiarezza ed individuati i colpevoli. Colpevoli che noi vediamo solo nel suo governo ed in quelli che lo hanno preceduto. Il ministro Del Rio, presente sul luogo dell’incidente fin dalle prime ore, è uno dei massimi rappresentanti di quell’ipocrisia istituzionale che ha condannato a morte 23 pendolari. Non abbiamo di certo dimenticato le sue dichiarazioni dell’ottobre 2014 in cui affermava che “al sud non possiamo fare linee ferroviarie perché ci sono le rocce”, pur essendo uno dei massimo sostenitori della linea AV Torino-Lione che prevede, tra le altre cose, la realizzazione di un tunnel tra le montagne. Oltre all’ingente spreco di fondi per la militarizzazione del territorio in Val di Susa.
La rabbia ed il dolore di queste ore ci portano soprattutto ad esprimere la nostra vicinanza alle famiglie delle vittime. Il nostro pensiero va ai tanti giovani e meno giovani che come noi hanno utilizzato per anni quella linea ferroviaria.
Ma riteniamo,anche, che le cose vadano chiamate con il loro nome.
Che i colpevoli siano smascherati. Noi sappiamo chi è Stato.

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