Timac Agro e Buzzi Unicem: scarsa trasparenza che viola il nostro diritto ad essere informati

Timac Agro e Buzzi Unicem: scarsa trasparenza che viola il nostro diritto ad essere informati.

L’informazione ed il controllo sono necessari per tutelare il diritto alla salute e a vivere in un ambiente sano.

Da circa un mese sul sito istituzionale del Comune di Barletta, nella sezione dedicata al Settore Ambiente e Servizi Pubblici, è possibile consultare, attraverso un link esterno, le pagine web del Sistema di Monitoraggio in continuo  delle Emissioni dello stabilimento Buzzi Unicem S.p.A. di Barletta.

L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) rilasciata alla cementeria Buzzi per coincenerire 65.000 t/a di combustibile da rifiuti (ora CSS – Combustibile Solido Secondario) nel mese di luglio 2012 prevede infatti che sul sito del Comune sia garantito il collegamento dei risultati dei monitoraggi in continuo, su base giornaliera e storica a partire dal giorno successivo, così come richiesto dal Comune di Barletta in occasione della Conferenza di Servizi del 12/04/2012.

Dopo ben 7 mesi dal rilascio dell’AIA e numerosi solleciti da parte nostra (ultimo in occasione dell’incontro con il sub commissario prefettizio Volpe del Comune di Barletta), iniziamo ad avere risposte finalizzate al rispetto delle prescrizioni previste nell’autorizzazione. La prima riflessione da fare è la seguente: nessun rappresentante del Maffei bis, in primis l’ex Sindaco e l’ex assessore all’ambiente Cannito, si è mai interessato al rispetto di quelle misure di controllo richieste dall’ente da loro stessi rappresentato!!! Difatti, il Comune di Barletta si è attivato sotto nostra sollecitazione. Il sub commissario Volpe era, ovviamente, all’oscuro della questione poiché il nostro dirigente all’ambiente, Mastrorillo, non ha ritenuto doveroso informare né lui né il Commissario Manzone.

 

Ritornando alla pagina web del Sistema di Monitoraggio in continuo delle Emissioni della Buzzi Unicem S.p.A., dall’inizio della pubblicazione del link erano disponibili i dati di dicembre 2012, gennaio e febbraio 2013, nella prima mattinata di ieri era possibile consultare i dati relativi a maggio e giugno 2012 (antecedenti il rilascio dell’autorizzazione) e luglio 2012. A fine della stessa mattinata nuovamente i dati di dicembre 2012, gennaio e febbraio 2013 (i dati di febbraio disponibili sino al giorno 14).

Ma, oltre a ciò, i dati risultano incompleti perché è possibile consultare solo i dati relativi al monitoraggio in continuo del punto E12 – Linea di cottura clinker.

Ai sensi dell’AIA invece i parametri indicati nelle tabelle del provvedimento devono essere monitorati in continuo sia per il punto E12 che per il punto E5 – Torre di condizionamento.

 

Entro 30 giorni dal rilascio dell’autorizzazione (entro agosto 2012) la Buzzi avrebbe dovuto aggiornare il Piano di Monitoraggio e Controllo per il recepimento delle prescrizioni. Piano non presente fra i documenti messi a nostra disposizione dall’Ufficio Ambiente in occasione  di una prima consultazione dei fascicoli sulla Buzzi,  così come il documento di verifica sul rispetto delle condizioni e delle prescrizioni dello stesso provvedimento relativamente alle attività di coincenerimento che l’ARPA Puglia avrebbe dovuto redigere entro 4 mesi dal rilascio dell’AIA (entro novembre 2012) e l’Accordo fra Regione, Comune, Provincia, Ato e Buzzi sulla provenienza del CSS.

Sempre ai sensi dell’AIA infatti è prevista che sia disposta ‘la messa a disposizione del pubblico della presente autorizzazione e di ogni suo successivo aggiornamento, dei dati relativi al monitoraggio ambientale, presso il Servizio rischio Industriale della Regione Puglia, presso la Provincia Bat ed il Comune di Barletta’. Riproveremo a chiederne atto al Dirigente Mastrorillo.

 

 

Siamo dunque in presenza di superficialità e scarsa trasparenza, nonché di violazione dei nostri diritti e, secondo noi, di  prime violazioni  di alcune delle prescrizioni imposte alla Buzzi Unicem.

Questo nonostante la Provincia Bat e l’ARPA Puglia – Dipartimento Provinciale Bat siano tenute a svolgere ‘ognuno nell’ambito delle funzioni previste, il controllo della corretta gestione ambientale da parte della Ditta ivi compresa l’osservanza di quanto riportato nel presente provvedimento ed allegati tecnici’.

 

Alla luce di ciò, rinnoviamo l’invito al sub Commissario Volpe affinché appronti un nuovo tavolo con movimenti e associazioni per chiarire i punti critici dell’AIA già da noi evidenziati nel precedente incontro ed informarci sulla decisione del Comune di Barletta sul costituirsi o meno nel ricorso al TAR presentato dalla Buzzi Unicem contro due punti dell’autorizzazione integrata ambientale riguardanti il codice della tipologia di rifiuti da coincenerire e la quantità giornaliera. Ricordiamo nuovamente che sulla vicenda del ricorso al Tar anche la Provincia Bat, attraverso il suo Assessore all’Ambiente Cefola, è tenuta a prendere una posizione netta, cosa che sino ad  oggi non è avvenuta. Questa presa di posizione è da noi ritenuta necessaria non solo perché il Comune e la Provincia, enti firmatari dell’AIA, devono garantire salute e qualità dell’ambiente ma anche e soprattutto per evitare di pagare i danni così come paventato nel documento del ricorso.

Chiederemo durante l’incontro suddetto, che auspichiamo avvenga al più presto, delucidazioni sul caso Timac scoppiato pochi giorni fa. Non è chiaro sulla base di quale documentazione i vigili urbani ed il Dottor Grieco dell’Ufficio Ambiente della ASL abbiano preso per buone le rassicurazioni del direttore generale della fabbrica: ‘la responsabilità del cattivo odore è della Timac ma l’odore non è nocivo’. Ricordiamo che ad ottobre scorso durante un sopralluogo i tecnici dell’ARPA riscontrarono numerose anomalie dovute soprattutto alle emissioni di acido solforico nell’aria, alla difficoltà di raggiungimento di tutti i punti emissivi a causa dell’elevata polverosità presente. I punti emissivi risultarono sprovvisti della configurazione secondo norma per l’effettuazione dei campionamenti e non fu possibile verificare il nastro cantina (dove avviene la reazione della fosforite macinata con acido solforico) a causa della presenza di emissioni fuggitive di acidi.

L’ex assessore Cannito ‘ci rassicurò’ in seguito ad un incontro con le rappresentanze sindacali dei lavoratori sulla rimozione delle anomalie ed il ripristino della sicurezza sia all’esterno che all’interno della fabbrica. Anche il quel caso non ci fu l’intervento degli organi competenti né un relazione tecnica dalla quale evincere le operazioni necessarie a rimuovere le cause dell’inquinamento ed un piano di investimenti in grado di garantire la sicurezza sia dei lavoratori che dei cittadini, visto che la Timac è un’azienda insalubre ubicata all’interno del tessuto urbano della città.

 

Sabrina Salerno – Ass. Beni Comuni

Alessandro Zagaria – Collettivo Exit

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *