Workshop su “Estrattivismo e Repressione” – l’intervento del movimento No Tap della provincia di Brindisi

di: La Carovana No Tap – Movimento No Tap della provincia di Brindisi

 

Workshop su “Estrattivismo e Repressione”

dopo l’avvio di giovedì 4 ottobre con una visita al cantiere TAP a San Foca e di giornate di dibattito intenso alla presenza di numerose delegazioni internazionali e nazionali si è concluso ieri sera, domenica 7 ottobre 2018 , il workshop su “estrattivismo e repressione“ con una assemblea pubblica al “Nuovo Cinema Paradiso” di Melendugno.
I numerosi interventi già previsti hanno impedito per ragioni di tempo che tutti potessero prendere la parola tra cui noi del Movimento NO TAP della Provincia di Brindisi che avremmo voluto esporre alcune considerazioni.
L’intervento che avevamo preparato non lo cestiniamo ma lo riportiamo di seguito sulla nostra pagina fb.

“Il Movimento No Tap della Provincia di Brindisi nasce come una costola di quello di Melendugno allo scopo di sensibilizzare i cittadini della nostra provincia.
In particolare ci rivolgiamo ai cittadini di Torchiarolo, San Pietro Vernotico e Brindisi perché questi comuni, secondo progetto, verranno attraversati dal Gasdotto di interconnessione TAP/Snam che dall’approdo a San Foca si collega alla Rete Nazionale della Snam in contrada Matagiola, tra Brindisi e Mesagne, alla spalle del popoloso quartiere Sant’Elia di Brindisi.
Molti di noi che oggi fanno parte del Movimento NO TAP della provincia di Brindisi sono reduci da una battaglia iniziata nel 2004 e vinta nel 2006 contro la costruzione di un rigassificatore da 8 milioni di mc nella zona industriale di Brindisi, all’ interno del porto, con navi enormi che avrebbero portato il gas nel rigassificatore, appunto, che solo una mente criminale poteva pensare di costruire affianco a 11 impianti industriali già ad alto rischio di incidente rilevante con la prospettiva di un possibile attracco di navi e sommergibili a propulsione nucleare nel porto a poche centinaia di metri da esso.
Il rigassificatore era della LNG British Gas.
A Brindisi abbiamo respinto questo attacco al nostro territorio – l’ ennesimo in una città già martoriata pesantemente dalle conseguenze nefaste sull’ ambiente e sulla salute dagli insediamenti industriali – con un largo comitato composto da 43 associazioni, che insieme alle istituzioni, hanno dato vita a diverse manifestazioni partecipate da migliaia e migliaia di persone.
Le cose che da sempre avevamo denunciato durante il corso di questa battaglia contro le intenzioni della multinazionale inglese si sono poi trasformate in un sequestro giudiziario della colmata di Capo Bianco per via tangenti tracciate che furono distribuite a destra e manca per accomodare e facilitare le procedure autorizzative a qualsiasi livello.
Tutt’oggi l’ area della colmata di Capo Bianco è confiscata.
La Puglia continua ad essere oggi l’obiettivo di approdi di gasdotti delle società multinazionali che vogliono far diventare l’Italia l’Hub del gas Europeo.
Il Tap non è il solo gasdotto in arrivo sulle nostre coste, ce ne sono altri tre pronti e scalpitanti.
Insomma vincere sul Tap significa vincere una prima battaglia importante e significativa.
Ma significa anche precludere nei fatti l’ingresso degli altri tre gasdotti.
Significa mettere in seria discussione le scelte energetiche nazionali, europee e mondiali (vedi l’intervento di Trump all’incontro con il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, avvenuto negli Stati Uniti).
E nel nostro Paese queste scelte sono state certamente favorite da cambiamenti legislativi come la Legge Obiettivo del 2000, il più recente “Sblocca Italia” che impediscono alle popolazioni interessate ad insediamenti industriali di poter intervenire nelle decisioni che riguardano il proprio territorio con tutti gli annessi e connessi.
Di fatto siamo di fronte a un “deficit di democrazia” che trova costrette le popolazioni locali a manifestare e a tentare di bloccare decisioni sbagliate imposte, semplicemente per difendere il proprio territorio o quanto meno per partecipare alle discussioni su queste “decisioni” prese altrove ma in cambio ricevono sistematicamente multe, denunce ,arresti , fogli di via e altre subdole forme di repressione per dissuadere la protesta e per fare una sorta di terrorismo psicologico su chi osa protestare.
La repressione diventa quindi uno strumento di cui lo Stato si serve che è essenzialmente rivolto ad indebolire le manifestazioni popolari.
L’uso della repressione nei fatti aiuta oggettivamente le aziende private costruttrici di queste Opere Devastanti Inutili Imposte.
Tuttavia la risposta non può basarsi – come nel caso del Tap e altri casi che hanno lo stesso comune denominatore, cioè la devastazione dei territori e lo sfruttamento delle risorse – sulla generosità di tanti giovani già coperti da numerosi procedimenti giudiziari indirizzati loro a tal uopo.
Per questo crediamo sia necessario costruire il coordinamento delle associazioni e movimenti che insistono su tutto l’ asse del gasdotto che inizia a San Foca e finisce a Minerbio che interessi anche i siti di stoccaggio.

La Carovana NO TAP

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